prime parole

Le prime parole nei bambini aiutano lo sviluppo dell’apprendimento, ampliando il loro vocabolario e rafforzando la loro memoria. Lo dice uno studio scientifico.

Il linguaggio nei bambini piccoli è tanto affascinante quanto divertente, ascoltare i bimbi che si cimentano con le loro prime parole, cercano di imitare gli adulti, di riprodurre suoni e versi è un vero spettacolo. Ora sappiamo che questo esercizio della lingua nei bambini di pochi mesi li aiuta nello sviluppo e nell’accelerare l’apprendimento. Lo ha stabilito un recente studio scientifico.

Le prime parole nei bambini aiutano l’apprendimento

Un recente studio condotto dall’Università di Edimburgo ha stabilito che le prime parole dei bebè, inizialmente dei versi, poi delle sillabe ripetute, fino alle parole vere e proprie man mano più scandite, articolate e varie accelerano l’apprendimento nei bambini.

La prima forma del linguaggio infantile è la lallazione, ovvero quando i bebè pronunciano delle sillabe, all’inizio con una consonante sola poi con più consonanti. Questo avviene dai 5 ai 9-10 mesi, poi i bambini iniziano a scandire vere e proprie parole, che all’inizio sono ancora sillabe ripetute, come “ma-ma” (mamma), “pa-pa” (pappa), “na-na”, nanna. Parole che riguardano le esigenze primarie di tutti i bambini.

Proprio l’esercizio di queste parole con sillabe ripetute e lo stimolo a parlare che viene dai genitori, aiutano lo sviluppo del linguaggio nei bambini, ampliandone il vocabolario e rafforzandone la memorie.

Secondo i ricercatori dell’Università di Edimburgo, i termini affettuosi e di tenerezza pronunciati dai bambini (per l’inglese gli studiosi scozzesi fanno in l’esempio di “coochie coo”, in italiani saranno parole simili) li aiutano ad imparare la lingua più velocemente e in futuro potrebbero anche aiutarli nel rendimento scolastico.

In particolare, le parole che terminano in “i” (“y” in inglese, come mummy e doggy) e quelle che ripetono suoni e sillabe aiutano i bambini d età compresa tra i 9 ai 21 mesi a imparare nuove frasi.

I ricercatori ritengono che questo sia dovuto al linguaggio dei bambini piccoli o baby talk che stimola lo sviluppo dei ricordi. Ad esempio, nella mente di un bambino le parole doppie o combinate vengono memorizzate in modo diverso dalle parole singole.

Inoltre il linguaggio infantile aiuta ad ampliare il vocabolario di un bambino per il fatto di dover ricordare suoni diversi per lo stesso oggetto, ovvero la stessa parola o combinazione: esempio “treno” o “ciuf ciuf”.

I ricercatori dell’Università di Edimburgo hanno studiato 24 bambini e 23 bambine di nove mesi di età che stavano imparando l’inglese e hanno registrato le parole che dicevano loro. In tutto il discorso registrato era di almeno 15 minuti, con un totale di 90 minuti per famiglia.

Oltre a analizzare le parole che terminano in “y” e quelle con sillabe ripetute, i ricercatori hanno anche controllato le parole onomatopeiche, ovvero quelle che suonano come il loro significato. Lo sviluppo del linguaggio dei bambini è stato determinato analizzando l’estensione del loro vocabolario a 9, 15 e 21 mesi.

I risultati dello studio hanno suggerito che le parole che terminano in “y” o quelle che vengono ripetute aumentano il vocabolario dei bambini, quelle onomatopeiche invece no.

Per anni si è dibattuto se il linguaggio infantile o baby talk avesse un ruolo nello sviluppo del linguaggio dei bambini.

Lo studio dell’Università di Edimburgo contraddice un altro pubblicato tre anni fa da scienziati giapponesi, che riteneva che il baby talk o parlata infantile ostacolasse lo sviluppo del bambino. Così questi ricercatori hanno incoraggiato i genitori a rivolgersi ai propri figli parlando normalmente, invece che lentamente e con una voce cantilenante

Eppure, il dott. Mitsuhiko Ota, dell’Università di Edimburgo, ha affermato che ogni danno è probabilmente solo a breve termine e viene superato sul lungo termine. “Ha detto: “Prese insieme, queste scoperte forniscono ulteriore supporto all’idea generale che vi siano vantaggi di sviluppo associati alle caratteristiche che si trovano frequentemente nel vocabolario unico del baby talk“.

L’attuale studio suggerisce che il linguaggio accompagna ulteriormente il neonato che apprende, introducendo elementi che non fanno parte del sistema degli adulti”. Anche se alcune parole appaiono superflue, tuttavia, “possono svolgere un ruolo importante nello sviluppo automatico del vocabolario nel suo complesso“.

Lo studio dell’Università di Edimburgo è stato spiegato sul Mail Online.

Che ne pensate unimamme? Voi usate il babytalk o parlate ai bambini con parole usate tra gli adulti?

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