Home Mamma & Co. Accade nel mondo Test Invalsi: le domande assurde e sbagliate agli studenti

Test Invalsi: le domande assurde e sbagliate agli studenti

CONDIVIDI

Test Invalsi: le domande assurde e sbagliate agli studenti. Polemica sui test Invalsi per il tipo di domande rivolte agli studenti e gli errori di storia e geografia. Scoppia la polemica.

Scandalo sui test Invalsi, le prove scritte, per lo più a quiz, utilizzate nelle scuole di vario ordine e grado per valutare i livelli di apprendimento degli studenti in italiano e matematica.

I test Invalsi sono stati introdotti nel 2007 e dopo un periodo di sperimentazione sono entrati a far parte strutturalmente del percorso scolastico. Fin dalla loro introduzione, tuttavia, sono stati oggetto di aspre critiche e polemiche, anche da parte di alcuni sindacati della scuola, su tutti i Cobas, che ne contestano i contenuti e le modalità di valutazione, ritenendoli svilenti dell’apprendimento e inutili o addirittura dannosi per gli studenti.

Cosa sono i test Invalsi

Il nome Invalsi è l’acronimo di Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione, ente di ricerca, soggetto alla vigilanza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), che si occupa del rilevamento dell’apprendimento e dell’efficacia del percorso scolastico. L’ente ha raccolto l’eredità del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE), istituito nei primi anni settanta del secolo scorso.

Le prove Invalsi devono essere sostenute dagli studenti delle classi II e V della scuola primaria, delle classi III della scuola secondaria di primo grado (scuola media) e delle classi II della scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore).

Il test è suddiviso in due prove:

  • Matematica
  • Italiano

Le prove Invalsi sono standard in territorio nazionale e sono costituite da domande chiuse, con risposte a scelta multipla e domande aperte, da esercizi di matematica e linguistici. Le prove con caratteri di standardizzazione sono svolte in un tempo che va dai 45 ai 90 minuti. Le domande del test sono elaborate da docenti localizzati in tutto il territorio nazionale, preparati attraverso appositi seminari. Le domande vengono poi sottoposte ad un’analisi qualitativa da gruppi di esperti disciplinari, al fine di selezionare e rivedere quelle da inviare al pretest. Le domande selezionate vengono, infatti, testate su campioni di alunni per verificarne la validità, stabilita sulla base di elaborazioni statistiche e caratteristiche psicometriche.

I test Invalsi sono redatti secondo 4 criteri:

  • standardizzazione;
  • corrispondenza con le indicazioni nazionali (gli obiettivi sono quelli previsti dalle Indicazioni nazionali);
  • accessibilità (i test devono essere accessibili a tutti, in base al grado di sviluppo cognitivo dell’età);
  • diversificazione (dei livelli di difficoltà delle domande. In questo modo, si distinguono non solo alunni bravi e non bravi, ma anche bravi e molto bravi).
Bambini a scuola (iStock)

Test Invalsi: le polemiche

Nonostante il rigore scientifico impiegato per elaborare le domande destinate ai test Invalsi, la cronaca ci ha restituito in più di un’occasione esempi di domande discutibili o mal poste, che hanno sollevato il dibattito sulla effettiva utilità di queste prove e sulla loro affidabilità nella valutazione delle competenze e dell’apprendimento dei ragazzi, rinfocolando le polemiche dei più accesi detrattori.

Esempi discutibili se non addirittura sbagliati di domande dei test Invalsi sono emerse nei primi di maggio 2018, quando giornali e tv hanno mostrato una griglia di domande di un quiz destinato a bambini di quinta elementare.

Al quesito numero 10 si chiede ai bambini di rispondere a cinque domande sul loro futuro da adulti e su come lo immaginino, segnando con delle crocette le caselle di risposta sulle probabilità che un evento si possa verificare: Per niente, Pochissimo, Poco, Abbastanza, Molto, Totalmente.

Le domande, che non si può dire possano essere utili a misurare abilità matematiche o linguistiche, riguardano aspetti molto personali della vita di un individuo e difficili da misurare o anche solo prevedere. Per un adulto, a maggior ragione per un bambino di scuola elementare.

  • Raggiungerò il titolo di studio che voglio?
  • Avrò sempre abbastanza soldi per vivere?
  • Nella vita riuscirò a fare ciò che desidero?
  • Riuscirò a comprare le cose che voglio?
  • Troverò un buon lavoro?

Tutto vero, non c’è niente di inventato. Queste domande incredibili sono state poste a bambini di quinta elementare in un test scolastico. Prevedibile il fuoco di polemiche che è divampato non appena il contenuto del test Invalsi è stato reso di pubblico dominio.

È inaccettabile che si misurino le conoscenze con le suggestioni da reality“, ha accusato il sindacato Uil. “Che le prove standardizzate fossero un errore è questione ormai chiara – ha proseguito il sindacato -. Se ne sono accorti anche negli States che li hanno adottati da anni, proposti al mondo intero e ora stanno tornando indietro. Ma che potessero influenzare anche i valori di riferimento, legarli al mercato e alle logiche di consumo appare inaccettabile, ha sottolineato il segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi.

Secondo gli esperti questo tipo di domande non serve per misurare competenze ed esprimere voti, ma per per “profilare il campione”, ovvero per capire alcuni aspetti legati alla sfera sociale e psicologica degli studenti. Si tratta, comunque, di domande che attengono alla vita lavorativa ed economica futura di adulti a cui i bambini non sono in grado di rispondere e nemmeno dovrebbero anche perché per come sono formulate sminuiscono il loro valore di individui, commisurandolo al lavoro e al denaro. Tra l’altro in una società sempre più instabile e precaria.

Domande francamente inaccettabili, che non sono piaciute ai docenti che se le sono trovate davanti e che con il cellulare hanno scattato una foto al quiz incriminato, inviandola ai giornali.

La risposta giusta al quiz l’ha data Massimo Gramellini, il giornalista che tiene una rubrica quotidiana sul Corriere della Sera, Il Caffè, un’analisi arguta e alle volte pungente sui principali fatti di attualità.

Sta passando il principio che la scuola serva soltanto a trovare un lavoro e non anche se stessiscrive Gramellini nella sua rubrica -. Condizionati dal Pensiero Unico Materialista, gli estensori dei questionari Invalsi hanno chiesto ai bambini della primaria: ‘Pensando al tuo futuro, quanto pensi che siano vere queste frasi?’. Segue un elenco di traguardi esistenziali immaginati come eccitanti per dei bambini di dieci anni: avere abbastanza soldi, comperare ciò che si vuole, trovare un buon lavoro. Alle piccole cavie vengono concesse sei gradazioni possibili di risposta, da ‘per niente’ a ‘totalmente’.

Se avessi dieci anni, ma non è detto che non li abbia, risponderei: ‘per niente’. E, con un linguaggio appena un po’ più ingenuo di quello che userò, aggiungerei: ‘Alla mia età rivendico il diritto di potere ancora sognare e di non associare la felicità al possesso di beni materiali. Il lavoro e i soldi sono importanti, specie se non li hai. Ma dalla scuola mi aspetto che insegni anche altro. Che mi dia gli strumenti culturali per vivere meglio, per cogliere la bellezza in un’opera d’arte, per ammirare un tramonto e non solo una vetrina. Che, almeno alle elementari, mi spinga a fantasticare e a cercare dentro di me il talento unico e irripetibile che sicuramente posseggo, come tutti. Che non faccia di me solo un consumatore compulsivo e uno sbarratore di crocette nei questionari, ma un essere umano completo, capace di abitare la vita nella sua interezza o — come direste voi — totalmente‘”.

Non finisce qui, un altro quiz Invalsi, sempre destinato alla quinta elementare ha commesso un errore storico-geografico relativo alla storia antica, scrivendo che nel 31 a.C. Antonio e Celopatra furono sconfitti da Ottaviano nella battaglia di Anzio. In realtà era la battaglia di Azio, in Grecia. Anzio, invece, è una località del litorale romano, dove nel 1944 sbarcarono gli Alleati durante la Seconda Guerra mondiale.

Ad essere benevoli, probabilmente, è solo un refuso, una lettera in più. Ma l’errore rimane e le polemiche contro le prove Invalsi aumentano.

Che ne pensate unimamme?

Sulla scuola vi ricordiamo anche: Studenti pagati se vanno bene a scuola, un progetto che fa discutere