Bambina prematura “tenuta in ostaggio”: l’ospedale chiede 160 mila euro (FOTO)

La storia di una bambina nata prematura e della sua famiglia.

Facebook/Adele Blake

Unimamme oggi vi raccontiamo una storia che ha davvero dell’incredibile.

Una neonata prematura “tenuta in ostaggio”: la denuncia dei genitori

Poco prima di diventare effettivamente genitori una coppia inglese ha deciso di dedicarsi un ultimo viaggio insieme senza figli. Purtroppo questo si è trasformato in un incubo.

Adele Blake e Brandon Ward, al secondo trimestre di gravidanza, hanno prenotato una vacanza in Turchia dopo essersi assicurati che la donna potesse sostenere un viaggio in aereo.

Dopo 3 giorni dal loro arrivo però la donna è andata improvvisamente in travaglio mentre si trovava in piscina.

“Stavo mangiando delle patatine quando le mie acque si sono rotte. Ero completamente in shock, sapevo che non doveva succedere, per questo singhiozzavo nel retro dell’ambulanza”.

Adele ha dato la luce alla sua piccola Ayda in un ospedale turco. Quando è arrivata in ospedale al marito non è stato concesso di restare con lei, e le cose sono peggiorate dopo il cesareo

Successivamente infatti la mamma ha dichiarato che la sua bimba era “tenuta in ostaggio” per via dei problemi con i documenti della sua assicurazione.

Facebook/Brandon Ward

Dopo essere uscita dall’anestesia la receptionist è arrivata chiedendomi dei soldi. Io ero ancora intontita e confusa e volevo solo vedere la mia bambina, loro mi hanno portata nell’ufficio insistendo per farmi pagare”.

La coppia ha dovuto attendere 10 ore prima di poter incontrare la figlia per la prima volta.

Potevo vederla per 10 minuti al giorni e non mi consentivano di nutrirla. In due di quelle occasioni non hanno permesso a mio marito di essere presente. E’ stato straziante”.

Facebook/Brandon Ward

La coppia ha dovuto combattere a lungo, per ben 77 giorni, per il conto da saldare con l’ospedale che ammontava a 177 mila dollari (circa 160 mila euro).

“Dopo qualche settimana stava bene e poteva tornare a casa e loro la tenevano letteralmente in ostaggio. Mi dicevano che dovevo sistemare il conto, pagare, altrimenti avrebbero tenuto la bambina e non ci avrebbero permesso di tornare nel Regno Unito. Hanno ignorato le nostre suppliche di poter legare con lei. Non gli importava del danno che stavano infliggendo alla nostra famiglia, gli importava solo della parcella”.

La coppia ha dovuto affittare un appartamento in Turchia, grazie a una raccolta fondi lanciata online, per stare accanto alla figlia e finalmente, dopo 3 mesi dal parto, hanno potuto tornare a casa.

Facciamo tesoro di ogni momento con Ayda, abbimo perso i suoi primi 3 mesi di vita e stiamo cercando di rimediare. Spero che raccontando la nostra storia nessuno debba più soffrire come noi”.

Unimamme, cosa ne pensate di questa vicenda di cui si parla su The NewYork Post?

Unimamme, noi vi lasciamo con la storia di una coppia che ha partorito a New York e a cui l’ospedale ha fatto pagare 170 mila Euro.

Firma: Maria Sole Bosaia

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