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Vaccini obbligatori per medici e infermieri ma è polemica

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vaccini obbligatori
Vaccini (iStock)

Vaccini obbligatori per medici e infermieri ma è polemica. Discussioni e botta e risposta sui vaccini per il personale sanitario.

Si tende a dare per scontato che medici, infermieri e in genere i lavoratori dalla sanità siano vaccinati contro la malattie infettive gravi che possono trasmettere ai loro pazienti, si pensi all’epatite B o al morbillo, soprattutto se i pazienti sono immunodepressi o affetti da patologie gravi che possono peggiorare contraendo una malattia infettiva, fino ad essere mortali. Eppure non è così: i casi di cronaca recenti hanno evidenziato i casi di medici, infermieri e addirittura ostetriche contagiati dal morbillo. Lavoratori della sanità che non erano immuni non avendo contratto la malattia e non si erano preoccupati di vaccinarsi per tutelare i propri pazienti dal rischio di contagio. Una situazione inaccettabile. Così alcune regioni hanno deciso di intervenire.

Se introducono i vaccini obbligatori per i bambini e ragazzi in età pediatrica, per tutelarli da malattie che potrebbero avere conseguenze gravissime, perfino letali, a maggior ragione i primi a vaccinarsi dovrebbero essere medici, infermieri e tutto il personale della sanità che entra regolarmente a contatto con pazienti e malati che vanno tutelati.

Le Regioni apripista su questo fronte, come era ha già avvenuto per i vaccini per i bambini, sono state l’Emilia Romagna e le Marche. Già dallo scorso anno, le Marche hanno avviato un monitoraggio tra i lavoratori della sanità per verificare l’immunità degli operatori sanitari alle malattie per le quali è previsto il vaccino. Gli operatori non immunizzati dalle malattie dovranno mettersi in regola con i vaccini, proprio per tutelare se stessi e gli utenti della sanità regionale. L’introduzione di questa misura nelle Marche non ha dato adito a problemi.

Diverso il caso dell’Emilia Romagna, con la Regione pronta ad introdurre l’obbligo delle vaccinazioni anche per il personale sanitario, dopo aver fatto da apripista per quelle pediatriche con una legge regionale sull’obbligo vaccinale che ha anticipato il decreto Lorenzin. Ora l’Emilia Romagna vuole introdurre i vaccini obbligatori anche per medici, infermieri e personale sanitario in genere, ma a sorpresa si è trovata di fronte la levata di scudi dei sindacati. Una presa di posizione inaspettata, che ha suscitato sconcerto e la dura reazione di chi per i vaccini e per la tutela della salute pubblica si batte tutti i giorni, come il prof. Roberto Burioni. Ecco cosa è successo, le tappe della vicenda.

Vaccini obbligatori per medici e infermieri: polemica in Emilia Romagna

L’Emilia Romagna ha pensato di rendere obbligatorio il vaccino MPRV (morbillo, parotite, rosolia e varicella) per il personale della sanità regionale che lavora nei reparti a rischio, allo scopo di tutelare i sanitari stessi ma soprattutto i pazienti a rischio.

Il nuovo provvedimento dell’Emilia Romagna prevede l’obbligo del vaccino per gli operatori sanitari (medici, infermieri e ostetrici) che lavorano nei seguenti reparti degli ospedali regionali:

  • oncologia,
  • ematologia,
  • neonatologia,
  • ostetricia,
  • pediatria,
  • malattie infettive,
  • nei Pronto soccorso
  • nei Centri trapianti

In questi reparti della sanità dell’Emilia Romagna potranno lavorare solo i medici, gli infermieri e gli ostetrici che siano immuni a morbillo, parotite, rosolia e varicella. In caso contrario gli operatori saranno tenuti a vaccinarsi.

In caso di assenza di immunità nell’operatore e di rifiuto o impossibilità a sottoporsi alla vaccinazione specifica, il medico del Lavoro (medico competente) – prevede il provvedimento – rilascerà un giudizio di idoneità parziale temporanea, con limitazioni a non svolgere attività sanitaria nelle aree ad alto rischio e a non prestare assistenza diretta a pazienti affetti dalle quattro patologie, perché potrebbero contagiare l’operatore stesso e i propri pazienti.

Il provvedimento della Regione Emilia Romagna è contenuto nel documento “Rischio biologico e criteri per l’idoneità alla mansione specifica dell’operatore sanitario”, redatto dai medici competenti delle Aziende sanitarie, da infettivologi e da esperti dell’Università e della Regione e approvato dalla Giunta regionale con un’apposita delibera dopo un confronto con le organizzazioni sindacali, si legge sul sito della Regione.

Tuttavia, non tutte le organizzazioni sindacali hanno dato risposta positiva. Infatti, ci sono state reazioni contrastanti.

La Fip-Cgil si è opposta alla coercizione alla vaccinazione dei propri iscritti, pur precisando di non essere contraria alle vaccinazioni.

In un comunicato pubblicato in questi giorni, il sindacato dei lavoratori della sanità dell’Emilia Romagna Fip-Cgil si oppone al trasferimento degli operatori sanitari non immuni dai reparti a rischio, dichiarando quanto segue:

I professionisti che lavorano in questi reparti anche se non malati, nel caso in cui risultino non immuni, dovranno obbligatoriamente andarsene dal reparto per essere trasferiti in un altro reparto.

Premesso che non siamo contro le vaccinazioni e anzi riteniamo che esse siano stato uno degli elementi di sviluppo della Salute nel nostro paese, questa modalità d’azione della Regione comunque non ci convince e ci lascia alquanto perplessi.

Abbiamo manifestato le nostre perplessità chiedendo che venisse costruito un percorso di coinvolgimento nella costruzione di una campagna finalizzata alla sensibilizzazione sulle vaccinazioni del personale sanitario, alternativa alla modalità coercitiva che invece ha scelto la regione.

Ci sembra infatti che con questa modalità di azione si vincoli il personale non vaccinato alle quattro vaccinazioni inserite di recente tra gli obblighi nel calendario vaccinale, ovvero morbillo parotite rosolia e varicella, a sottoporsi ad esse per rimanere a lavorare nel proprio reparto o nel proprio servizio.
Oltre alla contrarietà alle decisioni unilaterali, anziché l’utilizzo del metodo partecipativo, ci sembra alquanto velleitaria la possibilità che interi blocchi di lavoratori siano obbligati a trasferirsi in altri reparti lasciando così sguarniti i reparti dove erano assegnati, reparti nei quali dovranno essere inseriti nuovi operatori che dovranno essere addestrati e inseriti in percorsi di formazione impegnativi e di lunga durata.

Il sindacato Fip_Cgil non ha sottoscritto il documento della Regione Emilia Romagna “perché crede che la partecipazione prima della coercizione sia sempre l’elemento da utilizzare per agire quel necessario cambiamento che oggi la popolazione si aspetta all’interno delle strutture sanitarie per migliorare la qualità dell’assistenza“. 

Insomma, La Fip-Cgil non dice no ai vaccini per medici e infermieri, ma dice no all’obbligo di vaccinazione per consentire agli operatori sanitari di continuare a lavorare in reparti con pazienti a rischio.

Una posizione analoga è venuta anche dalla Fip-Cisl dell’Emilia Romagna.

Il comunicato “Siamo assolutamente contrari e amareggiati dell’uso politico e strumentale che è stato fatto e si continua a fare intorno a un tema così delicato e importante come le vaccinazioni.

L’obbligo di una determinata serie di vaccinazioni deve rispondere esclusivamente a motivazioni di carattere scientifico ed epidemiologico – scrive la Cisl sul suo comunicato : la Sanità pubblica ha il dovere di salvaguardare la salute dei propri professionisti, della collettività e di ogni singolo individuo attraverso misure preventive, anche di carattere obbligatorio, e tanto più in strutture come quelle ospedaliere che per definizione erogano Salute.

L’ultima campagna politica si è appropriata del tema delle vaccinazioni e temiamo che l’attuale campagna per le prossime elezioni delle RSU stia fortemente condizionando una discussione che dovrebbe restare nel merito e non inseguire facili consensi: a nessuno piace vaccinarsi, il tema è se serve a prevenire un contagio per sé stessi e per gli altri.

La CISL riconosce alla Sanità, in particolare a chi è preposto alla tutela della salute dei lavoratori e a chi è preposto alla tutela della salute dei pazienti, il diritto di determinare i requisiti che un operatore sanitario deve possedere per poter operare in determinati reparti. E’ una grande opportunità per tutelare sé stessi e tutte le persone che si hanno in cura .

Ricordiamo in proposito quante battaglie abbiamo fatto come sindacato, a volte contro le stesse Aziende sanitarie, per il riconoscimento delle malattie professionali contratte in servizio dagli operatori sanitari e tutti gli sforzi fatti per rendere i posti di lavoro sempre più sicuri per i professionisti e i pazienti.

Ricordiamo in proposito quanto sia oneroso e serio per la Sanità il problema di rendere le nostre strutture sanitarie immuni dalle infezioni e dai contagi: ogni cittadino, dai bambini agli anziani, degente in un ospedale si aspetta di guarire e di non contrarre qualche altra malattia.

La CISL crede nella maturità e senso di responsabilità degli operatori sanitari, ne riconosce le fatiche e i doveri: sono professionisti a tutto campo, in formazione scientifica e senso etico.

Sono professionisti anche coloro che daranno attuazione a queste nuove indicazioni, dovranno procedere con la necessaria gradualità in dialogo con gli operatori coinvolti e trovare le opportune soluzioni in collaborazione anche con i sindacati.

Col medesimo rigore riteniamo che l’Assessorato avrebbe dovuto convocare le Confederazioni sindacali prima di assumere una delibera su un tema così importante e delicato, che coinvolge non solo una fetta consistente di operatori sanitari ma l’intera cittadinanza e l’organizzazione sanitaria della nostra regione“.

Eppure i casi di morbillo tra operatori sanitari hanno fatto registrare casi preoccupanti numeri preoccupanti nell’ultimo anno, tanto da convincere le Regioni a prendere provvedimenti.

In Emilia-Romagna, dal 2012 al 2016, su 464 casi di morbillo 61 hanno interessato operatori sanitari; 76 i focolai in tutto, di cui 20 hanno coinvolto operatori sanitari. Mentre in Italia nel 2017 su circa 5000 casi di morbillo, 315 hanno guardato un medico o un infermiere.

Una situazione che mette in evidenza il grande numero di casi di morbillo degli ultimi anni e di problemi che possono dare.

Sulle parole dei sindacati è intervenuto anche Roberto Burioni, con commenti duri verso i sindacati.

Cosa ne pensate unimammme?

Vi ricordiamo il nostro articolo: Vaccini: sbagliato strumentalizzarli per la campagna elettorale


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