I neonati sanno pensare prima di saper parlare, lo dice la scienza

Una ricerca ha dimostrato che i neonati pensano prima ancora di fare uso della parola.

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Chissà quante volte vi sarà capitato di pensare: “Cosa passa per la testa del mio bambino?”. Quando i nostri figli non riescono ancora a parlare cercano modi alternativi per esprimere le loro esigenze. Piangere, afferrare, urlare. Talvolta sembrano comunicare con gli occhi, con un sorriso, con una smorfia. Ma cosa pensano i neonati?

 I neonati pensano prima di parlare 

Innanzitutto la notizia è la conferma scientifica: “Sì, i bambini pensano già anche prima di riuscire ad esprimersi con la parola”.

Lo sostiene uno studio della Northwestern University che ha scoperto la capacità degli infanti di imparare la relazione astratta tra cosa è uguale e cosa è diverso solo dopo pochi esempi. Si tratta in pratica della capacità di noi essere umani di capire la differenza e le relazioni tra oggetti, avvenimenti o idee.

Una capacità che evidentemente iniziamo a sviluppare quasi subito, al contrario di quanto si era sempre pensato. La ricerca è stata condotta su bambini di 7 mesi ed ha avuto come obbiettivo quello di capire se questi infanti fossero in grado di capire la somiglianza o la diversità tra due oggetti.

I bambini guardavano più a lungo oggetti uguali tra loro, anche se queste coppie cambiavano. Questo che sembra un piccolo dettaglio è invece la dimostrazione che i bambini avevano riconosciuto che tra quel tipo di oggetti (quelli uguali) c’era un determinato tipo di relazione e che fosse sempre lo stesso tipo anche quando gli oggetti cambiavano.

Susan Hespos, coautrice dello studio ha commentato entusiasta: “Abbiamo dimostrato che i bambini possono formare relazioni astratte tra gli oggetti ancora prima che conoscano le parole per descrivere tali relazioni”.

Dunque questa ricerca non ci avrà svelato cosa esattamente pensano i neonati, ma ci ha fatto sapere che i nostri bimbi benché non riescano ancora a parlare sono già in grado di mettere in relazione tra loro gli oggetti (ma anche le persone) che vedono davanti a loro.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Firma: Valentina Colmi

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