“I papà non sono babysitter”: una campagna a favore dei papà

La famiglia è un lavoro che va portato avanti con l’impegno congiunto di mamme e papà. Oltre alle donne, anche i papà sono costretti a sopportare discriminazioni sulla base del loro sesso. #DadsDontBabysit è la campagna a loro tutela.

DadsDontBabysitIl femminismo negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante. Nonostante questo, alcuni luoghi comuni sono ancora da abbattere e le donne restano schiave di una visione legata al passato e ai ruoli che vengono considerati prettamente femminili. Che questa situazione abbia delle pesanti conseguenze sulla vita di tutti i giorni di molte donne in carriera, è risaputo. Pagate molto di meno rispetto ai colleghi uomini, difficoltà nel fare carriera, oggetto di trattamenti poco piacevoli poco gradevoli, le donne continuano a combattere una guerra pesante, complicata e molto spesso silenziosa contro l’ignoranza.

Vittime di questa visione retrograda e superficiale, non sono solamente le donne, che restano comunque in primo piano. Anche gli uomini moderni, di mentalità più aperta e anticonformista, si trovano a doversi scontrare contro questa mentalità, come fa notare un papà su Reddit.

Come le donne sono riuscite a uscire dall’ambiente domestico e seguire le proprie inclinazioni personali in ambito lavorativo, anche gli uomini hanno voluto riconquistare una dimensione più casalinga fatta di cura dei figli e della casa. Nell’ottica comune, però, rimangono sempre un qualcosa di estraneo alle mansioni domestiche.

Questo è il preconcetto contro cui si è scagliato Al Ferguson con una semplice foto di una t-shirt sul popolare social network. Questo scrittore britannico ha sollevato molte discussioni lanciando un semplice messaggio: #DadsDontBabysit, i papà non sono babysitter. Una frase semplice che nasconde il profondo disagio provato da mamme in carriera criticate perché abbandonano l’ambiente familiare e papà che si sentono osannati perché si occupano dei figli o preparano la cena.

DadsDontBabysitInutile dire come il trattamento riservato a una mamma che vuole lavorare sia altamente ingiusto, ma è importante sottolineare come, anche se può sembrare assurdo, molti papà vivono questa situazione con un profondo disagio, testimoniato dai numerosi commenti postati in seguito alla fotografia di Ferguson, divenuta rapidamente virale. Infatti, anche se è naturale che un padre partecipi all’educazione dei figli, non sembra altrettanto normale che se ne prenda cura all’interno della dimensione domestica.

Interessante il post di un utente che ha argomentato questa situazione nel seguente modo: “Immagina di essere in cucina. Qualcuno entra in casa tua e ti vede al lavoro a preparare un pasto e dice: è meraviglioso che tu stia dando una pausa a tua moglie dalla preparazione della cena, per una volta! È così fortunata ad avere questi brevi momenti di pausa!” Il problema si presenta sotto forma di un pregiudizio nei confronti prima di tutto della mamma, a cui si pensa spetterebbe il compito di preparare la cena, e in secondo luogo del papà, visto come un imbranato che sta in cucina non per fare la sua parte all’interno della famiglia, ma solamente come atto di generosità nei confronti della moglie.

Sembra quasi che un padre non possa dare un valido contributo nel sostenere casa e figli, come un’altro utente ha descritto. Si tratta di un papà casalingo che dichiara di aver fatto molta fatica a far comprendere il proprio ruolo all’interno della sua famiglia. Tuttora molte persone, tra cui la sua nonna, lo considera non un genitore ma piuttosto un babysitter, non comprendendo la sua decisione di prendersi cura della vita familiare e della crescita dei figli invece di inseguire una carriera lavorativa.

Il messaggio di Ferguson è diventato una campagna nazionale per la parità dei diritti. Questa concezione superata dei ruoli all’interno di una famiglia, oltre ad essere superata, è gravemente dannosa. Oltre a impedire alle donne di poter vivere la propria vita come meglio credono, considerando che avere un lavoro non vuol dire abbandonare i propri figli, spingono i papà a mantenere sempre una certa distanza dai bambini, per non rischiare di essere giudicati come “troppo coinvolti”.

La famiglia è un lavoro che va portato avanti con l’impegno congiunto di mamme e papà. Non esistono ruoli da rispettare ma solo compiti da svolgere, a prescindere da chi riesca a farlo. L’importante è che ci sia l’amore e il desiderio di lavorare insieme per il bene dei propri figli. Bambini che meritano di vivere in un mondo in cui la visione preistorica del maschio dominante che esce a procacciare il cibo e la femmina remissiva che bada alla prole, venga definitivamente sorpassata.

Ricordate infine che l’amore che un padre prova per i propri figli, va ben oltre il lavorare per mantenerli. Si tratta di un amore grande e immenso.

E voi unigenitori come vivete la realtà quotidiana della famiglia?

Firma: Andrea Mondati

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