Vittima di abusi sessuali, a 20 anni decide di morire con l’eutanasia

Un caso controverso riguardante la scelta dell’eutanasia di una giovane fortemente depressa.

eutanasiaGli abusi sessuali lasciano una ferita difficile da rimarginarsi, la sofferenza che ne consegue è inimmaginabile, ma ci colpisce comunque molto la notizia di una donna di circa 20 anni che ha deciso di mettere fine alla sua vita con l’eutanasia legalmente assistita per questo motivo.

La donna in questione ha cominciato a soffrire di problemi mentali molti anni fa in seguito alle violenze sessuali subite da quando aveva 5 anni, fino a 15.

Eutanasia per porre fine al dolore dopo aver subito abusi sessuali

Stando ai documenti la giovane, morta l’anno scorso, soffriva di un disturbo da stress post traumatico che non riusciva a superare nonostante le cure. Aveva anche una forma molto grave di anoressia, depressione cronica, manie suicide, tendenze autolesionistiche, allucinazioni, ossessioni, ecc…

Oltre a tutto questo aveva anche difficoltà fisiche ed era costretta per la maggior parte del tempo a letto. Secondo il suo stesso psichiatra: “non c’erano prospettive di speranza per lei. Il dolore provato dalla paziente era insostenibile”.

La giovane ha deciso di procedere con la richiesta di eutanasia nonostante i miglioramenti a livello psicologico a seguito di un’intensa terapia di 2 anni e il fatto che, secondo i dottori la domanda della ragazza potesse essere anche solo una richiesta di aiuto.

Il caso è controverso perché, come precedentemente accennato, due anni prima della morte, i medici che avevano preso in carico la sua richiesta avevano chiesto un secondo parere e i medici interpellati avevano consigliato una terapia che aveva avuto parzialmente successo.

La paziente però ha smesso le cure quando dei consulenti indipendenti hanno dichiarato che le cure erano inutili.

Sempre questi consulenti hanno stabilito che, a dispetto della sua intollerabile sofferenza fisica e mentale, lei poteva decidere in modo autonomo e consapevole di mettere fine alla sua vita.

La donna è stata giudicata competente, inoltre è stato escluso che la grave depressione di cui soffriva possa aver pregiudicato la sua capacità di intendere e volere.

La candidata si è quindi proposta per l’eutanasia in Olanda dove questa pratica è legale dal 2002 e dove solo nel 2015 ci sono stati oltre 5500 casi. L’eutanasia qui viene praticata con delle droghe, iniettate in pazienti o prese personalmente.

In Gran Bretagna, invece, paese di origine della donna, si è sollevato un putiferio, con toni estremistici da ogni parte “invia quasi il messaggio che se sei vittima di abusi e, in conseguenza di ciò, sviluppi una malattia mentale, vieni punito venendo ucciso, che la punizione per il crimine di essere una vittima sia la morte“.

Secondo Fiona Bruce, a capo dell’All Party Pro Life Group: “questa tragica vicenda mostra perché l’eutanasia non dovrebbe venir mai legalizzata in questo Paese. Ciò di cui questa donna aveva bisogno, in quel disperato momento della sua vita, era aiuto e sostegno per superare i suoi problemi, non l’opzione dell’eutanasia”.

Unimamme e voi cosa ne pensate di questa vicenda?

Ritenete anche voi che questa giovane non potesse ricevere altro aiuto o provare altre cure prima di prendere una decisione così radicale?

Vi riportiamo un’altra storia, questa volta avvenuta in Belgio, dove una ragazza di 24 anni, depressa, ha scelto di farla finita.

Firma: Maria Sole Bosaia

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