“Il corpo delle donne”: il video-denuncia che tutti dovrebbero vedere!

Il documentario “Il corpo delle donne” fa riflettere sull’immagine della donna nei mezzi di comunicazione di massa, e sul messaggio diseducativo che viene trasmesso.

corpo della donnaEducare una figlia o un figlio prevede anche il trasmettere loro la consapevolezza che il mondo ci chiede, in quanto donne e uomini, di rispondere a bisogni che forse non sono autentici, perché non sono nostri. Un sapere questo che forse può cambiare le cose.

Questo post nasce a seguito della visione di un video-documentario che ha avuto molto successo su internet, il video in questione è “Il corpo delle donne” scritto da Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù, ed è un tentativo di riflessione sull’essere donne, prima ancora che mamme-mogli-amanti-sorelle-figlie.

Il documentario è un’analisi puntuale e “agghiacciante” sull’uso del corpo e dell’immagine delle donne in televisione, su come la trasformazione che la chirurgia plastica ha reso possibile attuare sui corpi femminili, non sia altro che un modo delle donne stesse di uniformarsi ad uno sguardo e ad un’estetica totalmente maschile.

Donne che si guardano allo specchio e l’un l’altra, attraverso gli occhi e i presunti desideri dell’ uomo, e che per compiacere questo sguardo maschile si trasformano nel corpo, si modificano intervenendo chirurgicamente su loro stesse e danno forma a facce, seni, sederi, cosce che rispondono a bisogni di altri.

Siamo davvero state educate all’ascolto dei nostri bisogni? Ci educhiamo all’ascolto dei nostri bisogni? E se sì, quali sono i nostri desideri? Quali sono i nostri reali bisogni e cosa nascondiamo dietro i corpi modificati chirurgicamente? Quale verità si cela dietro un corpo pompato dalla chirurgia, da dove passa l’autenticità delle persone se non dall’abitare consapevolmente il proprio corpo? Che cosa sono il corpo, il volto, se non il risultato del percorso esistenziale fatto e perché mascherarlo?

Queste, alcune delle domande che si pone il documentario, che arriva come un pugno alla coscienza di chi guarda e che spinge a riflessioni necessarie, politiche e sociali.

La messa a fuoco del lavoro di Zanardo-Chindemi-Cantù tuttavia non è banalmente una critica  generalizzata alla chirurgia estetica, scelta che appartiene, come è giusto che sia, alla volontà dei singoli che vi si sottopongono, ma a come le donne in televisione, nella pubblicità, negli show (e la televisione è purtroppo lo specchio casalingo quotidiano in cui tutte/tutti ci riflettiamo e ci auto-osserviamo) si propongano al mondo in una modalità “modificata”, quasi grottesca, di ricerca continua ed efferata della bellezza fisica, anche laddove vengano interpellate per esporre la loro competenza.

Essere belle, eternamente giovani come condizione necessaria per essere potenti, poi essere anche intelligenti, forse aumenta il punteggio, ma non è necessario. Potenti. Potenti come uomini, e aggressive.

Abbiamo accettato di “mutare” il nostro “femminile” per diventare degli uomini in gonnella, ma accattivanti e sensuali come piace a… chi?  Dov‘è il potere del nostro sentire, dov’è l’originalità, la specificità delle singole? E se c’è, deve nascondersi dietro a corpi da “mutanti”

E qui occorre anche aprire una parentesi sull’immaginario maschile. Se da una parte è vero che l’immaginario con cui ci si scontra è un immaginario di corpi femminili tonici e disponibili, di labbra gonfie e seduttive, dall’altra siamo sicure che questo immaginario venga scelto, cioè appartenga autenticamente ai desideri degli uomini? O è solo che essendo abituati dai mezzi di comunicazione ad accettare un’immagine di donna di questo tipo, un “prodotto” di questo tipo (verrebbe da dire),  gli stessi uomini siano “ingabbiati” in degli schemi di gusto non autentici, imposti?

Alle donne che, come raccontano le statistiche, risultano essere fin dalla tenera età le scolare più diligenti, più preparate e più desiderose di apprendere, viene riservato un destino infausto per cui appare naturale che per proporsi professionalmente e come individui competenti, si debba anche rientrare nei canoni predefiniti di bellezza.

E questo è riscontrabile accendendo la tv, tutti i giorni, guardandosi intorno tra le labbra gonfiate di donne che non accettano gli anni che passano e le loro rughe, che non si lasciano in pace tra depilazioni, lifting e protesi varie, che si guardano e si comportano come se dovessero soddisfare non i propri occhi ( quelli interiori ma anche quelli del “fuori”), ma i gusti e i criteri di qualcun altro.

Recita il documentario: “Perché non reagiamo? Perché non ci presentiamo nella nostra identità? Perché accettiamo questa umiliazione continua, di che cosa abbiamo paura?

Prima o poi, bisognerà che incominciamo a rispondere…

Ecco il filmato, prendetevi del tempo, guardatelo e fatelo vedere ai vostri figli!

Firma: Gioia Salvatori

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