Il monologo di Paola Cortellesi sul bullismo che tutti dovrebbero vedere -VIDEO

“Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia”: l’emozionante monologo interpretato da Paola Cortellesi sul bullismo.

monologo sul bullismoMi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia“, inizia così il monologo che Paola Cortellesi ha recitato nella prima puntata del suo nuovo show condotto assieme a Laura Pausini, dal titolo “Laura&Paola”.

Un monologo, accompagnato da Marco Mengoni, che ha cantato la sua bellissima canzone “Guerriero“.

Un monologo che in pochi minuti racconta come vive e cosa prova un ragazzo che viene preso di mira dai suoi compagni di scuola, dalle elementari al liceo.

Un monologo che dovrebbe essere ascoltato dai bambini a partire dai 6 anni e dai ragazzi tutti.

Un monologo che i genitori dovrebbero conoscere, per provare a capire se i loro figli sono vittime o bulli, o osservatori silenziosi, il che non va comunque bene.

Un monologo Massimiliano Bruno, ispirato anche alla canzone di Marco Mengoni.

Eccolo trascritto per voi:

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.

Ho 6 anni e oggi è il mio primo giorno di scuola.

Ho conosciuto subito la popolazione degli Unni, sono i miei compagni di classe.

Nel giro di 3 minuti abbiamo urlato a squarciagola la lettera E. Eeeeeeeeeee

“Giochiamo a buttasse di sotto dalla finestra”. Io mi so’ buttato loro no. Eeeeeeeeee

“Giochiamo ad ammazzare gli zombie e le femmine fanno gli zombi”.

Poi ho preso 3 ceffoni, 6 sgambetti e 1 cazzottone in testa e per questo che mi sono ritrovato al primo banco.

Andrea Rozzi, un compagnuccio scalmanato, m’ha subito ribattezzato “bersaglio mobile” e la mia schiena è diventata il campo di atterraggio di aerei di carte, bucce di banana e matite spezzate. Mi tirano addosso di tutto. All’ultima ora mi è arrivato in testa pure un compasso. Un giorno che non dimenticherò mai, la mia prima cicatrice in fronte.

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.

I miei compagnucci nel corso degli anni hanno declinato il mio nome per scherzo in ogni modo Giancappio, Giancavolo, Giancacca e Giancojone.

Poi si sono sbizzarriti anche col cognome che ha ispirato una canzonzina mitica che mi cantano sempre a ricreazione: “Catino cretino sei un quattr’occhi e c’hai il pisellino”.

Andrea Rozzi per farmi uno scherzo ha sparso la voce che avevo i pidocchi. Che matto che è quello! Oh ci credete che da allora nessuno mi ha più invitato a una festa. Adesso oltre a quattr’occhi mi chiamano pure pidocchioso.

Mio cugino Luca che fa la quinta a ricreazione li ha sentiti e dice che non dovrebbero chiamarmi così. Però io li lascio fare perché…penso che prima o poi smetteranno.

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.

Ho 11 anni e sto alle medie. Pure i nuovi compagni di scuola sono una banda di buontemponi eh.

Sono andato un po’ su di peso e così tutti hanno cominciato a chiamarmi con dei nuovi simpatici appellativi: supplì, bombolone, strofinaccio, cicciottone, carta da parati, quattr’occhi e zinnacchionepuzza de piedi, cagone, calcinaccio, sterco, pippa, sega, cicciabomba, palla e straccio.

Non è che mi fa piacere però pazienza. Se penso che Rinaldi lo chiamano vomito, a me m’è andata di lusso.

L’altro giorno mi hanno buttato dentro a un cassonetto della mondezza, sono uscito fuori tutto sporco di sugo e avanzi.

Mio cugino Luca che adesso fa la terza mi ha visto e io per la vergogna mi sono accucciato nel cassonetto e ho sentito che tutti hanno riso.

Come ci torno a scuola domani?

Certe sere mi affaccio dalla finestra e mi chiedo come sarebbe volare via e sparire per sempre. Di sicuro non mi chiamerebbero più sterco.

Mi chiamo Giancarlo Catino e credo nell’amicizia.

Ho 14 anni e ho iniziato il liceo scientifico. In classe mia ci sono 2 gruppi e poi ci sto io.

Ho capito che la cosa migliore è parlare il meno possibile così non mi vedono, invece che palle non è servito a niente.

M’hanno avvolto nel nastro adesivo e m’hanno disegnato un pene sulla fronte, col pennarello indelebile.

Per quest’ultimo avvenimento a casa mia si sono accorti di quello che mi fanno a scuola e mamma ha fatto un sacco di storie

La verità è che mi vergognavo a parlare con i miei.

La verità è che vorrei essere diverso.

Stamattina sono entrato nella palestra di scuola mia e ho puntato il più carogna dei miei compagni.

L’ho guardato fisso negli occhi e ho pensato che volevo sconfiggerlo, così l’ho abbracciato e ho vinto io!

Il monologo è stato scritto da Massimiliano Bruno, ispirato anche dal video di Mengoni per la canzone Guerriero.

Segue il video con l’interpretazione impeccabile di Paola Cortellesi:

E voi unimamme, pensate di mostrarlo ai vostri figli? Vi abbiamo già parlato che si rischia sin da piccoli a diventare bulli, come riporta una ricerca che vi consigliamo di leggere.

Firma: Redazione Universo Mamma

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