I nostri figli sempre piu’ soli per via della tecnologia

Un saggio breve sul rapporto uomo-tecnologia tra le prove per il tema dell’esame di maturità 2015. Una riflessione sorge spontanea sulle responsabilità degli adulti e sugli effetti collaterali per i giovani.

 

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Come ogni anno gli esami di maturità ci portano a riflettere e a parlare di figli. Quest’anno il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti si è trovato a commentare una delle  tracce proposte per i temi di maturità, un saggio breve sulla comunicazione:Società come solitudine di massa“.

L’inizio non è dei più promettenti per quanto riguarda i giovani, ossia i nostri figli: ” I social network uccidono la riflessione e costringono la persona ad avere sempre un’idea su tutto. E non aiutano gli studenti alla capacità di sintesi

La tematica sul rapporto uomo- tecnologia torna ancora una volta nella prima prova dell’esame di maturità 2015. Lo scorso anno il Miur aveva proposto di esprimere un’opinione sulla pervasività della tecnologia nelle nostre vite: robot, strumenti informatici, macchinari, che dalla rivoluzione industriale in poi hanno sempre più sostituito l’uomo nel mondo del lavoro.

Tornando al saggio breve di quest’anno, la traccia ha suscitato sicuramente un’urgenza secondo Galimberti, il quale ha commentato. “La tecnologia informatica è amica e nemica della comunicazione interpersonale. Oggi la società è diventata una solitudine di massa. Lo spazio pubblico è sempre meno pubblico, ci rifugiamo più spesso nelle nostre case e quasi tutti passiamo più tempo di fronte a un computer e meno in compagnia di un nostro simile. Il viaggio in treno è tra alieni. Chi ha le cuffie nelle orecchie, chi si guarda un film al pc, o lavora su tablet. In questo senso allora meglio scrivere mail, chattare, postare foto su Facebook per ricevere i commenti degli altri piuttosto che stare in silenzio”.

Un commento che lascia spazio a innumerevoli considerazioni. Di certo possiamo affermare che c’è sempre stata una propensione ad elogiare i vantaggi che la tecnologia ci ha portato, specialmente in questi ultimi vent’anni: dall’avvento dei telefoni cellulari in poi è stato tutto un pullulare di invenzioni che hanno agevolato il nostro modo di comunicare, di lavorare e di mille altre attività che ora si possono espletare seduti davanti ad un personal computer, un tablet financo con uno smartphone.

La scuola non è rimasta immune al progresso, molte lezioni frontali vengono sostituite da software e pc a disposizione degli allievi. Se da un lato il progresso ci ha portato indubbi vantaggi da un altro ci sono seri gap umanistici che trasformano noi adulti e fanno crescere i  figli con concezioni, visione del mondo  e priorità a distanze siderali dalle nostre.

La velocità dell’informazione, lo sviluppo dell’apprendimento attraverso la tecnologia fin dai primi anni di vita fanno crescere dei piccoli fenomeni ai nostri occhi.

Ma la subdola soddisfazione ci occulta gli effetti collaterali: vengono precluse la succitata capacità di sintesi, la capacità di astrazione (non sono in grado di leggere un romanzo avendo la fantasia atrofizzata da megagalattici videogames, per dirne una), e la capacità di capire le proprie emozioni, quando le stesse non vengano annientate dall’ospite inquietante, il nichilismo.

Ecco un motivo fondante di tanta incomunicabilità tra genitori e figli negli anni duemila.

E voi, cari Unigenitori, che rapporto avete con la tecnologia? Siete d’accordo?

 

(Fonte: Il Fatto Quotidiano)

Firma: Davide Testa

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