Asili nido insufficienti per i bambini italiani: pochi posti e costosi

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Asili nido insufficienti per i bambini italiani: pochi posti e troppo costosi.

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Asili nido insufficienti per i bambini italiani: pochi posti e costosi – Universomamma.it

Che i servizi degli asili nido o scuole d’infanzia fossero insufficienti in Italia è una cosa risaputa. Ora l’Istat fotografa la situazione in dettaglio e ci lascia un quadro desolante, sebbene in lieve miglioramento. Ecco tutto quello che bisogna sapere sull’offerta comunale di asili nido e altri servizi per la prima infanzia in Italia.

Asili nido, pochi servizi per i bambini italiani

Sono ancora insufficienti i posti negli asili nido italiani, troppo pochi i bambini che li frequentano rispetto alla media europea e soprattutto rispetto agli obiettivi fissati dall’Unione Europea. La copertura dei posti migliora lievemente rispetto all’anno precedente, ma non basta. L’obiettivo fissato dalla Ue già nel 2002 e per il 2010 era quello di raggiungere il 33% di posti nei servizi educativi rivolti alla prima infanzia, invece in Italia sono solo il 24,7% rispetto ai potenziali utenti, ovvero i bambini da o a 3 anni. Il dato si riferisce all’anno scolastico 2017/2018, quello in cui si sono registrati 13.145 servizi educativi per la prima infanzia. Mentre sono stati autorizzati complessivamente 354.641 posti. Di questi il 51% sono pubblici.

Rispetto all’anno scolastico precedente si è avuto un lieve aumento della copertura dei posti, con +0,7%, dovuto sia al calo dei bambini residenti in Italia sia a un lieve incremento dei posti disponibili,  con un +0,3%. La copertura dei posti, tuttavia, dipende molto dalle aree geografica, con spiccate differenze tra Nord e Sud.

In Valle D’Aosta 47 bambini su 100 hanno un posto disponibile nei servizi educativi all’infanzia, in Campania meno di 9. L’obiettivo europeo del 33% è stato superato già da alcuni anni in Valle d’Aosta, nella Provincia Autonoma di Trento, in Emilia Romagna, Toscana e Umbria. Al Nord-est e al Centro la ricettività è molto prossima al target europeo, mentre nelle restanti regioni del Centro-nord i valori sono inferiori ma non lontani dal 30%. Al Sud, invece, si è ancora lontani dall’obiettivo, nonostante alcuni segnali di miglioramento, con la sola eccezione della Sardegna che ha una dotazione di servizi comparabile alle regioni del Centro-nord (27,9%). In Abruzzo e in Molise i posti privati e pubblici nei servizi socio-educativi superano, ma di poco, il 21%; la Puglia ha superato il 15%, la Basilicata si attesta al 14,3% e le altre regioni presentano valori inferiori al 10%, con il minimo di 8,6% in Campania.

Per il raggiungimento di valori di copertura vicini all’obiettivo europeo è decisivo l’apporto delle strutture private, mentre solo in pochi casi il contributo più consistente proviene dai nidi e servizi integrativi pubblici.

In Italia, l’offerta educativa per la prima infanzia si compone per circa l’80% di nidi d’infanzia (gli asili nido tradizionali), a cui si aggiunge il 2% di posti nei nidi aziendali e il 10% nelle “sezioni primavera”, organizzate solitamente all’interno delle scuole d’infanzia, cui possono accedere i bambini dai 24 ai 36 mesi.

L’offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia (Istat)

In Italia i bambini sotto i 3 anni che frequentano una struttura educativa per la prima infanzia sono il 28,6%, anche in questo caso con un valore inferiore alla media dell’Unione Europea che è il 34,2%. Il dato include anche una piccola quota di bambini che frequentano le ludoteche, e anche gli iscritti alla scuola dell’infanzia come “anticipatari“, complessivamente il il 5,2% dei bimbi residenti in Italia tra 0 e 2 anni. Pertanto, nel nostro Paese, la percentuale di bambini sotto i 3 anni che frequentano un servizio educativo specifico non supera il 23,4% della popolazione target.

La percentuale di bambini che hanno usufruito dell’offerta comunale di servizi educativi è passata dal 13,0% del 2016/2017 al 13,5% dell’anno successivo. Questo leggero aumento è dovuto soprattutto agli iscritti agli asili nido, che crescono per il secondo anno consecutivo, dopo la flessione iniziata nel 2011 e la successiva stabilizzazione. Invece gli iscritti ai servizi integrativi sono rimasti sostanzialmente invariati. In termini assoluti, sono 194.567 i bambini iscritti nei nidi e nei servizi integrativi comunali e privati convenzionati al 31 dicembre 2017, il 2% in più rispetto all’anno precedente.

La situazione dell’utenza nei servizi educativi all’infanzia cambia molto a seconda dell’area geografica. Per quanto riguarda la quota di Comuni che offrono servizi, la media nazionale è del 58,3%, così distribuita:

  • al Nord-est 89,4%,
  • al Nord-ovest 59,1%,
  • al Centro 54,3%,
  • al Sud 47,2%,
  • alle Isole 33,8%

Per quanto riguarda, invece, i bambini residenti presi in carico dai Comuni nei servizi all’infanzia, il valore medio nazionale è del 13,5%, che va dal dal 19,6% del Nord-est al 5,1% del Sud.

La spesa corrente impegnata dai Comuni per i servizi educativi ammonta nel 2017 a circa 1 miliardo e 461 milioni di euro, di cui il 19,6% rimborsata dalle famiglie sotto forma di compartecipazione degli utenti.

Il problema principale dell’accesso ai nidi e ai servizi per la prima infanzia riguarda non solo i posti disponibili ma anche il costo a carico delle famiglie. Nel 2018 circa 348.200 famiglie dichiarano di aver avuto spese per asili nido pubblici o privati nel corso degli ultimi 12 mesi, per un ammontare di quasi 624 milioni di euro. Il carico medio che deve sostenere una famiglia per il servizio di asilo nido, pari a 1.570 euro nel 2015, è cresciuto a 1.996 euro del 2017. Questo dato è coerente con le indicazioni desumibili dall’indagine condotta sui comuni: l’importo medio per utente accertato dai Comuni come compartecipazione, nel caso dei nidi comunali a gestione diretta, è pari a 2.009 euro l’anno.

La situazione dovrebbe migliorare, si spera, con il bonus per gli asili nido riconosciuti alle famiglie dalla Legge di Bilancio 2020. Il bonus per il pagamento della retta è stato esteso e considerevolmente aumentato per le famiglie a basso reddito. La Manovra prevede un incremento del sostegno da 1500 a 3000 euro annui per i nuclei con Isee sotto i 25 mila euro e un incremento da 1500 a 2500 per quelli da 25 mila a 40 mila. Dunque, in molti casi si avrà la gratuità della retta. L’obiettivo è quello di mandare più bambini al nido e favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, che in questo modo non devono restare a casa ad occuparsi dei figli piccoli.

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Per ulteriori informazioni sui servizi educativi alla prima infanzia nei Comuni italiani rimandiamo al rapporto dell’Istat: www.istat.it/it/archivio/236666

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