Legionella | Si rischia epidemia negli edifici chiusi: le indicazioni dell’ISS
Legionella | Si rischia epidemia negli edifici chiusi: le indicazioni dell’ISS

Legionella | Si rischia epidemia negli edifici chiusi: le indicazioni dell’ISS

“L’acqua stagnante negli alberghi e scuole è un pericolo”. Le indicazioni degli esperti sulla Legionella, si rischia l’epidemia.

Legionella rischia epidemia
Legionella | Si rischia epidemia negli edifici chiusi: le indicazioni dell’ISS – Universomamma.it

A seguito dei diversi provvedimenti normativi per cercare di contenere e gestiore l’emergenza epidemiologica da COVID-19 (da ultimo il DPCM 26 aprile 2020) si è avuta una sospensione o una drastica riduzione nella frequenza e nella gestione di molti edifici. Oltre agli alberghi, alle attività di ristorazione sono state chiuse anche le scuole, le università, le strutture per l’infanzia e gli istituti scolastici. La chiusura può aumentare il rischio di crescita di Legionella negli impianti idrici e nei dispositivi associati.

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Legionella si rischia una nuova epidemia: i consigli degli esperti

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una guida per prevenire l’infezione da Legionella. Il batterio della legionella è presente principalmente in acque sorgive, fiumi, stagni, laghi, fanghi. Da questi ambienti può raggiungere le condotte locali e gli impianti idrici degli edifici dove poi prolifera. Quando si contrae, si scatena nell’organismo una forma di polmonite chiamata polmonite interstiziale o “malattia dei legionari”. Si manifesta con disturbi respiratori, tosse, febbre, mal di testa, dolori muscolari, perdita d’appetito, problemi renali e diarrea.
La malattia dei legionari colpisce prevalentemente persone con età maggiore di 50 anni, fumatori, alcolisti e individui con patologie che determinano un indebolimento del sistema immunitario. Nel 2018, in Italia, sono stati notificati 518 casi di legionellosi associata ai viaggi.

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Per far si che non si verifichino casi di legionella, quando si riapriranno gli edifici bisognerà mettere in atto delle misure per prevenire l’infezione. L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato una guida dettagliata per contrastare l’infezione. Nel caso in cui la struttura in questione sia rimasta chiuso per più di un mese, bisogna applicare le seguenti misure:

  • Verificare la corretta circBolazione dell’acqua calda: la temperatura all’interno dell’accumulo o del boiler non deve essere inferiore a 60°C. Mentre quella misurata in corrispondenza del ritorno dagli anelli di ricircolo non deve scendere sotto ai 50°C.
  • Verificare la temperatura dell’acqua calda: deve raggiungere un valore non inferiore a 50°C entro 1 minuto dall’apertura del terminale. La temperatura dell’acqua fredda non deve invece superare i 20°C dopo un flussaggio di 1 minuto.
  • Pulire, disincrostare e, all’occorrenza, sostituire tutti i terminali (docce e rubinetti) di acqua calda e fredda; disinfettare periodicamente con cloro le cassette di scarico per WC, gli orinatoi, i by-pass e tutti gli altri punti sulla rete.
  • Attenzione ai residui di cloro: assicurarsi che i serbatoi di dell’acqua potabile contengano cloro residuo libero. Il valore consigliato è 0,2 mg/l. Invece le concentrazioni di disinfettante più elevati (1-3 mg/l) favoriscono la proliferazione di legionella.
  • Monitorare costantemente le temperature: deve essere effettuato per almeno 48 ore dopo il riutilizzo degli impianti idrici. A tal fine bisogna prelevare dei campioni d’acqua.
  • Se questi risultano negativi, i sistemi di acqua calda e fredda sono da considerarsi sotto controllo e l’edificio può essere riaperto.

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Voi unimamme eravate a conoscenza di questo rischio?

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