Smartworking a tempo indefinito: la ricerca australiana
Smartworking a tempo indefinito: la ricerca australiana

Smartworking a tempo indefinito: la ricerca australiana

Un sondaggio ha rivelato che l’89% dei lavoratori attualmente in smartworking, non vuole tornare ai normali ritmi di lavoro.

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Smartworking a tempo indefinito la ricerca australiana Universomamma.it

Unimamme, molti lavoratori italiani, a causa dell’emergenza coronavirus, si sono trovati all’improvviso a dover lavorare da casa, situazione per loro inedita, stessa cosa è accaduta ai “colleghi”neozelandesi, che hanno mostato un elevato indice di gradimenti di questa nuova situazione.

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Smartworking: piace o no?

Unimamme, lo smartworking è entrato “prepotentemente” nelle nostre case ormai da mesi, per tutte quelle persone che, tradizionalmente lavorano in ufficio e non hanno bisogno di essere “sul campo”. Ora che ci troviamo nella Fase 3 alcuni lavoratori nostrani proseguono a svolgere le normali mansioni da casa, adattandosi a nuovi ritmi. Ma saranno davvero felici, le persone, di lavorare da casa? Un sondaggio in Nuova Zelanda, riportato sul The Guardian, ha preso in considerazione la questione. La ricerca è stata condotta dall’università di Otago sui neozelandesi che hanno lavorato in smartworking durante il blocco causato dall’emergenza coronavirus.

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Ecco come si è svolto lo studio:

  • sono state coinvolte 2500 persone
  • il 73% delle persone sono state più produttive
  • l’89% desiderava continuare dopo il lockdown
  • il 38% non aveva mai lavorato da casa prima
  • il 66% ha trovato lo smartworking una cosa facile a cui adattarsi
  • l’82% ha pensato di avere le risorse giuste per fare il lavoro
  • il 17% aveva tutte le risorse fornite dal datore di lavoro

Il Primo ministro neozelandese Jacinta Arden ha sottolineato come il lockdown abbia consentito di capire a molte aziende e datori di lavoro che lo smartworking può essere produttivo sia per loro che per gli impiegati. Dallo studio sembrerebbe che, nonostante il contatto sia importante,le nuove condizioni lavorative abbiano convinto gli impiegati neozelandesi. E in Italia? Secondo un sondaggio condotto su Assosalute e riportato sull’huffington Post, quasi 1 italiano su 2 (il 44%) durante la quarantena ha sofferto di dolori posturali più del normale. Le cause possono essere:

  • attività fisica fai da te
  • eccessiva sedentarietà durante il lockdown

Ques’ultima seguita da posture sbagliate durante il relax sul divano (il 34%) e lo smartworking (il 21%). Unimamme, cosa ne pensate dei risultati di questo studio dell’University of Otago? Voi andreste avanti a fare smartworking? Come lo giudicate?

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