Infertilità maschile: scoperta una spia nel Dna mitocondriale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:36
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Le ricerche sulla fertilità stanno facendo dei passi da gigante e anche quelle sull’infertilità maschile pare che abbiano scoperto importanti novità.

Dna mitocondriale negli spermatozoi (fonte Instagram @geneticsinfo)
Dna mitocondriale negli spermatozoi, infertilità maschile (fonte Instagram @geneticsinfo)

La ricerca in questi ultimi anni sta facendo dei grandi passi da gigante, tanto che nel campo della fertilità femminile sia maschile ci sono diverse novità.

Purtroppo ai tempi d’oggi sono diverse le coppie che hanno difficoltà nell’avere un bambino naturalmente e sempre più spesso si rivolgono a dei medici specializzati.

Le cause di ciò sono le più disparate da un’alimentazione sbagliata fino a problematiche che i due partner ignoravano nel momento in cui hanno iniziato a provare ad avere un bambino.

Ultimamente però, su una ricerca scientifica, è uscita qualche notizia inerente alla fecondazione in vitro che può essere d’aiuto per tutte quelle coppie che cercano di avere un figlio, ma non riescono.

In questi giorni però è uscito un articolo sulla rivista scientifica Human Reproduction che parla di fertilità maschile.

Purtroppo ancora oggi, quando una coppia non riesce ad avere un bambino si pensa subito che la problematica sia solo della donna, ma sempre più spesso queste difficoltà sono legate anche all’uomo.

Sull’infertilità maschile si parla davvero poco e probabilmente la causa è legata alla visione che la società ha dell’uomo in generale, infallibile procreatore, ma stando ai dati non è proprio così.

La ricerca uscita su Human Reproduction è stata portata avanti dai ricercatori dell’Università del Massachussets ad Amherst.

Ma cosa hanno scoperto?

Infertilità maschile: trovata una spia nel Dna mitocondriale

Spermatozoi (fonte Instagram @imf_fertility)
Infertilità maschile, Spermatozoi (fonte Instagram @imf_fertility)

Gli scienziati hanno rivelato negli spermatozoi una spia che può interessare la salute riproduttiva e il successo ai fini di ottenere una gravidanza.

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A quanto pare la scoperta di questa spia può essere la chiave per offrire alla comunità scientifica nuove risorse riguardo la fertilità maschile.

Ecco cosa ha dichiarato il coordinatore della ricerca Richard Pilsner: “Negli ultimi 10-20 anni, ci sono stati importanti progressi nella comprensione delle funzioni molecolari e cellulari degli spermatozoi. Tuttavia, la diagnosi dell’infertilità maschile non è cambiata da decenni”.

Nello studio, i ricercatori hanno trovato la presenza di un marcatore nel Dna mitocondriale, cioè quello ereditato dalla madre.

Normalmente, nel processo di formazione delle cellule sessuali maschili, il numero di copie del Dna mitocondriale diminuisce fino a dieci volte e ciò è fondamentale per garantire la fecondazione.

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Sempre Pilsner nel corso di passate ricerche aveva scoperto che l’aumento del numero di copie del Dna mitocondriale negli spermatozoi è associata a una ridotta qualità degli stessi e a minori probabilità di fecondazione.

Su questo Pilsner si è espresso in questo modo: “Il passo logico successivo è stato determinare se le associazioni tra i marcatori mitocondriali e la fecondazione potessero essere estese alla popolazione generale”.

Per rendere la ricerca più concreta possibile, Pilsner e la sua troupe hanno preso in esame uno studio portato avanti da Life, nel quale sono state esaminate 501 coppie americane per comprendere quale nesso ci fosse tra stile di vita e fertilità.

È emerso che gli uomini che avevano un numero più alto di copie di Dna mitocondriale negli spermatozoi avevano fino al 50% in meno di probabilità di fecondazione e il 18% in meno di fecondare entro 12 mesi.

Anche se è necessario continuare procedere con lo studio e capire cosa ci sia dietro, Pilsner ritiene che al momento il risultato della ricerca sia sufficiente per approfondire le problematiche relative alla fertilità maschile.

Dna mitocondriale (fonte Instagram @mnmdiagnostics)
Dna mitocondriale (fonte Instagram @mnmdiagnostics)

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E voi unimamme avete letto di questo studio sul Dna mitocondriale?

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