Nata in pieno lockdown con una malattia rara: due medici diventano i suoi angeli

Ecco la storia di Francesca Stella nata, in pieno lockdown, con una malattia rara e curata grazie a due medici calabresi

Sanità calabrese
Foto da Pixabay

Nonostante Francesca Stella sia nata in una delle regioni, la Calabria, in cui la Sanità è considerata a livello di Terzo mondo, ha avuto la grande fortuna di incontrare due medici che hanno fatto di tutto per migliorarle la vita. Questi due incontri, infatti, hanno permesso alla piccola di risolvere definitivamente i suoi problemi di salute in un periodo davvero difficile come quello del primo lockdown.

Le cure a Francesca Stella nonostante il lockdown

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Ospedale Annunziata di Cosenza

Francesca Stella è nata il 10 aprile scorso, a Cosenza dove è rimasta per tre lunghi mesi a causa di una malattia rara.

Si tratta dell’atresia intestinale, una patologia rara che di solito necessita di un iter di cure molto lungo e due interventi.

Dal sito del Bambino Gesù scopriamo che atresia significa assenza di un tratto di intestino e colpisce circa 1 bambino ogni 5000 nati. Ciò comporta che durante la gravidanza il liquido amniotico ingerito dal feto non progredisce attraverso l’intestino determinandone uno scarso sviluppo.

Anche se nata in circostanze sfortunate, però, Francesca Stella, dopo, ha avuto la grande fortuna di diventare la protagonista di una storia di eccellenza sanitaria.

Il primo incontro fortunato

La sua prima fortuna è stata quella di incontrare Stefano Palomba, primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Ospedale “Bianchi–Melacrino–Morelli” di Reggio Calabria. Come hanno raccontato gli stessi genitori di Francesca Stella, infatti: “Palomba ha subito diagnosticato il problema della nostra piccolina e da allora non ci ha mai lasciato soli. Oltre ad aver monitorato costantemente l’evolversi della gravidanza, è stato poi fondamentale nell’indirizzarci verso il percorso che ha portato alla nascita e alla guarigione di Francesca Stella”.

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Come lo stesso Palomba ha ammesso, quello calabrese “è un territorio molto difficile e lo è praticamente da sempre”. Aggiungendo: “Non è affatto facile svolgere il nostro lavoro nel modo giusto in una sanità che presenta moltissime problematiche, ma noi ci proviamo“.

Il medico, inoltre, ha tenuto a precisare che “mentre il resto del paese è preoccupato per i gravi ritardi nell’oncologia, i nostri interventi chirurgici sui pazienti sono aumentati di oltre il 100 per cento”.

Si è detto, poi, rammaricato di non essere riuscito a organizzare “un servizio di cure domiciliari che avrebbe potuto fare la differenza in questa pandemia”. Tuttavia ha fatto sapere di non avere intenzione di mollare, e di non accontentarsi mai nel suo lavoro nonostante il suo contributo abbia fatto la differenza, nel caso di Francesca Stella.

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Il secondo incontro e l’intervento all’Ospedale di Cosenza

Il secondo incontro fortunato è stato quello con Gianfranco Scarpelli, responsabile del reparto di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale, presso l’Ospedale Annunziata di Cosenza.

A proposito di questo incontro, il papà della bambina ha spiegato: “È qui che la nostra piccola è stata accudita per 12 lunghissime settimane, con molta umanità, da tutto lo staff del professore Scarpelli, medici e infermieri compresi”.

La bambina, inoltre, ha subito un solo intervento quando, di solito, la sua patologia ne richiede ben due.

Scarpelli ha raccontato: “Con lo scoppio della pandemia ci siamo subito organizzati per continuare a garantire ai nostri piccoli pazienti le migliori cure in sicurezza”.

Non solo, ha spiegato che data la necessità di mantenere operativi i servizi sono stati creati percorsi dedicati ai pazienti affetti da Covid-19. Allo stesso tempo, si è continuato ad operare senza sosta. A tal proposito, infatti, Scarpelli ha raccontato, come si legge su Il Fatto Quotidiano, che insieme al suo team è intervenuto anche “su un neonato di appena 1,2 chili che presentava sia atresia esofagea che intestinale, continuando ad accudire ben 58 neonati”.

Non è un caso, infatti, che l’Ospedale Annunziata di Cosenza, per i neogenitori della regione Calabria, sia un punto di riferimento che neppure il primo lockdown è riuscito a mettere in crisi.

Unimamme cosa ne pensate di questa storia di eccellenza Sanitaria?