Educazione digitale in cinque punti: i consigli di Alberto Pellai

Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ha spiegato come si svolge una corretta educazione digitale. Ecco i cinque punti

Alberto Pellai
Alberto Pellai

Alberto Pellai si è espresso diverse volte in merito ai pericoli che possono incombere quando i minori non hanno regole. Secondo lo psicoterapeuta dell’età evolutiva, infatti, il pericolo numero uno è il web che rischia di “farli sentire onnipotenti“.

Educazione digitale in 5 punti

 

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Nel libro intitolato “Tutto troppo presto”, Pellai ha voluto porre l’accento sulla necessità che i genitori e gli educatori affrontino il rapporto tra sessualità e le nuove tecnologie nei minori, e si prendano cura dell’educazione digitale degli stessi.


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In particolare, secondo Pellai, ci sono cinque punti fondamentali:

  1. Come prima cosa, i genitori devono stabilire quale limite di età deve esserci prima che i propri figli possano possedere lo smartphone;
  2. Prima di quel limite, i genitori devono mettere in guardia i minori e fornire loro le competenze necessarie per riuscire a prevenire i rischi che può nascondere il web;
  3. Prima ancora che un minorenne possa avere accesso ad uno smartphone personale, è bene che abbia prima accesso ad uno di famiglia con il quale poter prendere dimestichezza con il web. In questo modo, i genitori possono controllare il minorenne, la quantità di tempo che passa on line e, soprattutto, la qualità delle ricerche effettuate;
  4. Quando al minore viene consegnato il suo primo smartphone, il genitore deve stabilire le regole di utilizzo, chiarendo i principi da seguire e, soprattutto, i limiti da non oltrepassare. In questo modo, si può dare vita ad una vera e propria educazione digitale mediante un preciso percorso;
  5. Il quinto, ed ultimo punto, stabilisce che, con un intervallo periodico, i genitori insieme al minore facciano il punto della situazione per verificare l’andamento delle cose;
  6. Educazione digitale e minori
    Educazione digitale e minori

Di pari passo, secondo Pellai, le associazioni devono continuare a proporre ai ragazzi attività volte a promuovere l’educazione digitale, non solo a scopo preventivo ma anche per consentire loro di divenire sempre più in grado di comprendere i messaggi che gli vengono rivolti e i contenuti a cui vogliono rivolgersi.


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Così come ha scritto sul suo profilo Instagram, questi sono “cinque punti sono stati pensate per dare senso all’educazione digitale, che non può essere qualcosa che viene dopo“.

Unimamme cosa ne pensate di questi cinque punti?

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