inquinamento plastica

L’Aepw è l’alleanza formata da 30 multinazionali per ridurre la plastica presente negli oceani, nei mari e nei fiumi. Vediamo di cosa si tratta.

L’Ocean Conservancy, associazione per la salvaguardia degli oceani, ha dichiarato che l’80% dei rifiuti in plastica presenti nell’oceano deriva da rifiuti prodotti sulla terraferma. Questi rifiuti raggiungono facilmente il mare attraverso i fiumi.

I rifiuti posso essere facilmente confusi come cibo dagli animali. Infatti, secondo Ocean Conservancy, è stata trovata plastica nel 59% nello stomaco degli uccelli marini, come gli albatros e i pellicani, nel 100% delle specie di tartarughe marine e nel 25% dei pesci presi a campione dai mercati ittici di tutto il mondo.

Uno studio recente ha evidenziato che oltre il 90% della plastica proviene dai 10 corsi d’acqua principali al mondo, tra i quali 8 si trovano in Asia e 2 in Africa.

Inoltre il 60% dei rifiuti di plastica nell’oceano proviene da 5 Paesi del Sud-est asiatico.

Per far fronte al problema dell’inquinamento ambientale che riguarda le grandi quantità di plastica che vengono riversate negli oceani, nei mari e nei corsi d’acqua è nata un’alleanza composta da circa 30 aziende multinazionali petrolchimiche.

La prima alleanza internazionale tra grandi compagnie del mondo contro l’inquinamento


A metà Gennaio 2019 è nata ufficialmente l’Alliance to end plastic waste (Aepw) che comprende circa 30 multinazionali operanti in Nord e Sud America, in Europa, in Asia, in Africa ed in Medio Oriente.  Tra queste società ce ne sono anche alcune italiane come l’Eni. Hanno già stanziato circa un miliardo di dollari complessivamente, con l’obiettivo di arrivare a investire oltre 1,5 miliardi nei prossimi cinque anni.

Lo scopo è quello di cercare di porre un freno alle grandi quantità di rifiuti di plastica che ogni anno finiscono nell’oceano andando ad impedire, alterando, la vita negli ecosistemi naturali.

Il presidente dell’Apew, David Taylor, ha dichiarato che l’obiettivo da raggiungere non sarà facile, ma l’Alleanza farà di tutto per riuscirci: “Come è risaputo, i rifiuti di plastica sono un elemento estraneo agli oceani e a qualsiasi altro ambiente naturale. Siamo di fronte a una sfida globale seria e complessa, da affrontare con la massima rapidità e con una leadership forte. La nuova Alleanza rappresenta il massimo sforzo realizzato sino a oggi per dire basta ai rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente. Vorrei invitare qualsiasi società, grande o piccola che sia, attiva in tutte le regioni e in tutti i settori, a unirsi a noi”.

Priorità d’intervento per diminuire i rifiuti di plastica che danneggiano l’ambiente

L’Aepw è un’associazione no-profit e collabora con World Business Council for Sustainable Development, una società che cerca di aiutare le aziende a diventare sostenibili, in modo da stabilire alcune priorità d’intervento:

  • stesura di accordi specifici con le amministrazioni di grandicittà, soprattutto quelle che si trovano vicino a fiumi
  • finanziamento di incubatori aziendaliche sensibilizzino a modelli industriali sostenibili
  • sviluppare una piattaforma open-sourceper la gestione dei rifiuti
  • individuare competenze specifiche in progetti internazionali con organizzazioni intergovernative

L’alleanza promuoverà degli investimenti ed aiuterà il progresso in quattro aree:

  1. sviluppo delle infrastrutture, per raccogliere e gestire i rifiuti e per riciclarli,
  2. supportare le innovazioni, mettere a punto delle nuove tecnologie per facilitare il riciclaggio ed il recupero della plastica,
  3. formazione e il coinvolgimento di governi, aziende e comunità per mobilitare l’azione,
  4. pulizia delle aree con la maggior concentrazione di rifiuti plastici già presenti nell’ambiente, con un’attenzione particolare per i principali canali dei rifiuti, come i fiumi che li trasportano verso il mare.

Antoine Frérot, il vicepresidente dell’associazione, punta sul coinvolgimento di diversi settori per riuscire a ridurre il livello di plastica nei mari, negli oceani e nei fiumi:” Il successo di questa iniziativa richiederà una collaborazione e uno sforzo collettivo di diversi settori, alcuni per creare dei progressi a breve termini, altri che invece richiedono maggiori investimenti sul lungo periodo. Perché nessuno stato, compagnia o comunità locale può risolvere il problema da solo.

Leggi anche > Mari italiani: inquinate metà delle acque. L’allarme di Legambiente

Voi unimamme eravate a conoscenza di queste organizzazioni per la salvaguardia dell’ambiente marino? Che ne pensate?