“Vogliamo essere come voi”: bambini e ius soli, un video che commuove

bambini e ius soli

Bambini e Ius Soli (Screnshot video FanPage)

Bambini e ius soli. Un tema molto discusso in queste settimane. La legge in discussione in Parlamento per riconoscere la cittadinanza italiana ai bambini stranieri nati in Italia o venuti qui da piccolissimi è al centro di un accesissimo dibattito. Lo scontro politico è aspro e anche nella società civile c’è una contrapposizione netta tra favorevoli e contrari.

Eppure si tratta di 800.000 bambini che di fatto sono italiani in tutto e per tutto, nella lingua, nelle abitudini, nella cultura, tranne nel passaporto. Una condizione che priva questi bambini di molti diritti, come viaggi all’estero con la scuola, discriminandoli dai loro compagni.

Purtroppo come ormai accadde per qualunque tema, il luogo dove il dibattito è più violento sono i social. Si sono lette frasi irripetibili, insulti odiosi e moltissimi commenti razzisti. Un controsenso se si ricorda che l’Italia è sempre stata una terra di emigrazione, e ancora lo è. Chi scrive questi insulti violenti, forse per sfogare frustrazioni personali, spesso non si rende conto dell’effetto devastante che possono avere per le persone, in questo caso bambini, a cui sono diretti.

Fanpage.it ha realizzato un esperimento sociale: ha girato un video con bambini stranieri in Italia, in attesa di ius soli, facendo leggere loro i commenti e gli insulti razzisti pubblicati sui social. La reazione di questi bambini è di un candore e allo stesso tempo di una maturità sorprendenti. Un video straordinario, tenero, a tratti buffo e monto commovente. Ve lo proponiamo qui sotto.

A favore dello ius soli si sono schierati apertamente alcuni insegnanti italiani, che hanno sottolineato di non poter insegnare la “cittadinanza” ai loro allievi se una parte, gli stranieri, è esclusa. In un intervento su Internazionale, Franco Lorenzoni scrive:

Le Indicazioni nazionali per il curricolo, che sono legge dello stato dal novembre 2012, titolano un paragrafo “per una nuova cittadinanza”. La parola cittadinanza nomina, secondo il dizionario, il “vincolo di appartenenza di un individuo a uno stato, che comporta un insieme di diritti e doveri”.

Ma quando entriamo in classe, molti di noi si trovano davanti bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a diciott’anni senza nemmeno avere la certezza di diventarlo, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non hanno la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese“.

Di fronte a questi bambini e ragazzi, spiega Lorenzoni, “Non possiamo fare finta di niente e giocare con le parole. Non possiamo fare nostre le indicazioni ministeriali che ci chiamano in modo prescrittivo ad assolvere al compito di “porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva”, mentre altre leggi impediscono l’accesso a una piena cittadinanza. Cosa ci dice la nostra coscienza quando una legge dello stato entra in rotta di collisione con un’altra legge dello stato?”

Una contraddizione inaccettabile, che discrimina i bambini e non mette gli insegnanti nelle condizioni di svolgere appieno il loro lavoro. Le difficoltà ci sono, le differenze anche, ma la sfida è imparare a conoscersi senza pregiudizi e trovare punti di incontro. A questo serve la scuola. Alla fine potrà derivarne solo un arricchimento.

…per tentare di trasformare le nostre classi in una comunità, seppur provvisoria, capace di ascolto reciproco, è necessario studio, impegno e persuasione da parte di noi insegnanti. È necessario provare curiosità per ciascuno dei nostri allievi, perché solo testimoniando la nostra sincera curiosità verso ogni differenza possiamo pretendere uguale apertura da parte dei più chiusi. E lavorare sodo per dare pari dignità a tutti.

Ha sottolineato Lorenzoni, annunciando anche una manifestazione a sostegno dello ius soli per il prossimo 3 ottobre, nella Giornata della memoria delle vittime delle migrazioni.

Cos’è lo ius soli

La legge sullo ius soli, già approvata alla Camera dei Deputati nel 2015, è in attesa di essere approvata anche al Senato, dove il governo ha una maggioranza più ridotta. Le denominazione ius soli non è propriamente corretta perché non basta nascere in Italia per ottenere la cittadinanza italiana, è piuttosto uno ius soli temperato.

La legge sullo ius soli, come spiega Il Post, introduce due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni:

Ius soli temperato: un bambino nato in Italia diventa automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in regola con il permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:

  • avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
  • disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
  • superare un test di conoscenza della lingua italiana.

Ius culturae: potranno chiedere la cittadinanza italiana i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (scuole elementari o medie). I ragazzi nati all’estero che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

Voi unimamme che ne pensate?

Vi ricordiamo il nostro articolo: I bambini stranieri nati in Italia che non diventano cittadini sono a rischio

Firma: valeria bellagamba

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