Fermo immagine del video della Polizia di Stato del 2016. Credits: Youtube Polizia di Stato

La Cassazione ha confermato la condanna, per maltrattamenti su bimbi di una scuola materna ad Avellino, di una maestra di 60 anni.

Nel maggio del 2016, una maestra di una scuola materna ad Avellino è stata condannata a due anni ed otto mesi di reclusione  ed ad un risarcimento in denaro ai bambini che maltrattava ripetutamente.

La maestra di 60 anni si è giustificata , poiché maltrattava i suoi alunni, dicendo che usava metodi “vecchio stampo”. La donna era solita rivolgersi ai bimbi con strattoni, tirate di capelli, oltre ad usare epiteti e frasi violente come: “Ti ammazzo, devi chiudere la bocca, ti faccio il culetto rosso”.

Le indagini sono partite dopo che i genitori avevano segnalato il malessere dei propri bambini e gli agenti della Polizia hanno filmato le violenze che venivano effettuate a scuola. La donna si era rivolta alla Corte di Cassazione per fare ricorso, ma gli è stato respinto.

 

Confermata la condanna per maltrattamenti su bimbi della scuola materna

La donna a seguito della sentenza di due anni ed otto mesi ed al risarcimento dei bambini maltrattati, ha fatto ricorso in Cassazione. Il ricorso è stato fatto in quanto la maestra sostiene che le sue modalità d’insegnamento sono date da un’impostazione vecchio stampo.

Affermando che le sue idee sarebbero legate ad un’idea di pedagogia diversa da quella moderna: “meno sensibile alle moderne teorie di insegnamento”.

Inoltre spiega di aver preso spunto dalle teorie montessoriane, come quella del “time out”, la “sedia del pensiero” e dalla “stanza del telefono”. In questo modo voleva che i bambini riflettessero sulle loro “marachelle”, permettendogli di alzarsi sono quando avesse compreso i loro sbagli.

Ha dichiarato che aveva dato solo qualche “leggero schiaffetto e “piccoli scappellotti” che per lei era corretto dare ai bambini per “educarli”.

 

Fermo immagine del video della Polizia di Stato del 2016. Credits: Youtube Polizia di Stato
Fermo immagine del video della Polizia di Stato del 2016. Credits: YouTube Polizia di Stato

La Cassazione, fortunatamente, ha bocciato il ricorso in quanto i fatti riscontrati sono del tutto diversi da quelli che effettivamente sono accaduti dalla “versione edulcorata proposta dalla ricorrente”.

Dai video si evincono gli atteggiamenti sbagliati della maestra verso i propri alunni: “schiaffi ripetuti, tirate di orecchio e di capelli, sottoposizione a vessazioni morali e fisiche“, come “apostrofare i bambini in malo modo“, “strappare i loro disegni“, “sottrarre l’acqua“.

Fermo immagine del video della Polizia di Stato del 2016. Credits: YouTube Polizia di Stato

 

Inoltre li “allontanava dagli spazi di condivisione per lasciarli da soli in bagno” o “in una stanza poco illuminata “per riflettere”, la cosiddetta “stanza del telefono“. I giudici hanno riscontrato “un clima di tensione non consono ad una scuola materna“.

Fermo immagine del video della Polizia di Stato del 2016. Credits: YouTube Polizia di Stato

Su due bambini erano anche stati riscontrati dei segni al collo, che la donna aveva giustificato come un litigio di bambini.

La Cassazione spiega che la sua condotta è stata inquadrata come maltrattamento e non nel più lieve reato di abuso dei mezzo di correzione, per “l’uso sistematico della violenza, ancorché sostenuta da animus corrigendi”.

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