giochi educativi

Giochi educativi: sono utili ai bambini? Molti genitori acquistano giochi per stimolare l’intelligenza dei figli. Cosa dicono gli esperti.

Negli ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti, molti genitori spendono una grande quantità di soldi per acquistare giochi educativi, quelli che dovrebbero stimolare le capacità cognitive dei bambini, sviluppare le loro abilità linguistiche o matematiche. Molti genitori vorrebbero che i loro figli imparassero in fretta e precocemente quelle abilità che serviranno loro in futuro per la scuola e il mondo del lavoro. Come hanno spiegato gli psicologi dell’infanzia e gli esperti dell’età evolutiva e del linguaggio, tuttavia, questi giochi servono a poco, anzi possono essere dannosi, perché stimolare troppo i bambini piccoli non è un bene.

Giochi educativi per bambini piccoli

I genitori oggi sono molto apprensivi e desiderosi di dare ai loro figli il meglio, sia in termini di affetto, che di educazione, istruzione e opportunità. Questo accade specialmente negli Stati Uniti, dove per l’ammissione all’università sono richiesti molti requisiti, a partire dai voti alti a scuola. Inoltre sono costosissime, dunque vanno scelte con oculatezza. È per questo motivo che negli Usa, i genitori preoccupati del futuro dei figli e con la speranza che possano eccellere comprano loro molti giochi ritenuti intelligenti o educativi. Quei giochi che dovrebbero stimolare l’apprendimento anche in bambini molto piccoli.

Si tratta di quei giochi, anche su schermo, che implicano una maggiore interazione e partecipazione dei bambini, anche quando sono molto piccoli. Negli Stati Uniti se ne trovano una infinità, con gli scopi più vari. Spesso sono giocattoli normali oppure elettronici e sofisticati che richiedono una partecipazione attiva del bambino, promettendo benefici anche in termini di salute, alle volte invece sono dei corsi, solitamente a cartoni animati, che i genitori mostrano ai figli. Tutto per far favorire lo sviluppo delle capacità di linguaggio e delle abilità matematiche

Sull’argomento ha scritto un interessante articolo di approfondito Erik Vance, uno scrittore di scienza americano, che ha voluto approfondire la questione a seguito di un curioso episodio capitato a lui e alla moglie. La coppia era appena entrata nell’area dedicata ai bambini di un centro commerciale per comprare al loro figlioletto piccolo uno di quegli anelli da dentizione, quelli in gomma da mordere per dare sollievo alle gengive doloranti quando iniziano a spuntare i dentini. Mentre Erik Vance e la moglie controllavano i prezzi, hanno letto sulla scatola di uno di questi prodotti la scritta: “Promuove lo sviluppo orale motorio e del linguaggio“. Una frase che li ha lasciati molto perplessi. Affermare che un semplice anello di gomma da dentizione possa favorire lo sviluppo linguistico di un bambino è un mistero. Si tratta in poche parole di pubblicità ingannevole, che manipola i genitori, dando loro delle illusioni sull’efficacia di un prodotto, per indurli a comperare più prodotti. Il giro d’affari dei giocattoli educativi in Nord America è di 4 miliardi all’anno.

Erik Vance ha partecipato anche ad una trasmissione televisiva, in cui spiegava la scarsa utilità di questi giochi educativi nello sviluppo del bambino e delle sue abilità cognitive.

La domanda che Vance si è posto e che ha rivolto a tutti a seguito della sua esperienza con l’anello da dentizione e le successive ricerche svolte, è se sovraccaricare il bambino è giusto. Dove per sovraccaricare si intende iperstimolare un bambino, sollecitare e amplificare le sue inclinazioni e i suoi talenti.

Come spiegano nell’articolo di approfondimento gli specialisti consultati da Erik Vance, molti di questi giochi educativi più che sviluppare le abilità dei bambini servono a rassicurare i genitori, che spendono un sacco di soldi per sentirsi rassicurati.

In merito alla capacità di questi giochi di sviluppare il linguaggio, le capacità cognitive e le abilità matematiche non esiste alcuna prova scientifica. Va anche ricordato che alcune aziende produttrici di questi giochi sono state pesantemente sanzionate per pubblicità ingannevole dalle autorità americane, come la Federal Trade Commssion. In particolare è stata multata un’azienda che promuoveva un corso in Dvd, “Your Baby Can Read”, “il tuo bambino può leggere”, rivolto ai bambini piccoli e che pretendeva di insegnare a leggere a bambini in età prescolare. Circostanza impossibile secondo gli esperti, perché come hanno dimostrato gli studi scientifici nei primissimi anni di vita i bebè non sono in grado di capire il mondo scritto. Sono troppo piccoli!

Stesso discorso vale per la matematica, anche in questo caso esistono, soprattutto negli Stati Unti, giochi che pretendono di insegnare la matematica ai bambini molto piccoli. I genitori che li comprano, sborsando un sacco di soldi, sperano che i figlioletti diventino un giorno dei geni della matematica oppure riescano a comprenderla bene e diventare abbastanza bravi al contrario dei loro genitori assolutamente negati per la matematica. Anche in questo caso, però, il gioco non funziona. Le abilità matematiche dipendono in parte da questioni genetiche e in parte si acquisiscono con lo studio e la pratica continua. Oltre all’ambiente familiare e alle opportunità di insegnamento, molto dipende anche da come il bambino cresce, se si appassiona ad una nata materia e si applica.

Questo non vuol dire che il gioco non sia importante, così come sono importanti i giochi didattici: quelli che insegnano a riconoscere con dispositivi audio e video i versi degli animali, le parole e i nomi delle cose, i numeri, ecc.. Insomma quelli che abbiamo avuto tutti da piccoli e il cui scopo principale era quello di aiutare i bambini a rapportarsi con il mondo esterno. Non certo ad insegnare loro la matematica a 3 anni.

Un fattore di apprendimento fondamentale, sottolinea Erik Vence, è il rapporto diretto con il bambino, l’interazione umana. In poche parole, piuttosto che da giochi presunti intelligenti e da corsi in video per geni, i bambini, generalmenre,  imparano prima di tutto dalla relazione continua con i genitori, è dal contatto giornaliero con loro. Pertanto chi vuole insegnare qualcosa ai propri bambini prima di tutto deve stare con loro e giocare con loro.

E voi unimamme che ne pensate? Siete d’accordo che il modo migliore per crescere i figli sia soprattutto stare con loro?

In tema vi ricordiamo il nostro articolo: Bambini e tv: rischi per lo sviluppo del cervello

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