single e adozione

Unimamme, oggi vi parliamo di una notizia che potrebbe rendere molto felici i single che desiderano adottare.

Single e adozione: qualcosa cambia in Italia

Sappiamo che, in Italia, ci sono tanti single che aspirano ad adottare, ma sono pesantemente ostacolati dalla legge italiana.

Nel nostro Paese, dove le nascite sono calate di 100 mila bambini in 8 anni, vige infatti il divieto di adozione per i single.

Una legge che chi si trova dall’altra parte della barricata trova ingiusta perché presuppone l’idea che i single non possano allevare in maniera adeguata i bambini ed educarli.

Tra di loro c’era anche Antonia (nome di fantasia), per la quale però la storia è andata diversamente.

La donna aveva iniziato, anni fa, a prendere in affido una ragazzina di Chernobyl per 4 mesi l’anno.

Ai ragazzi di quelle zone della Bielorussia giova molto trascorrere alcuni mesi lontano dalle radiazioni e dalla zone contaminate dell’area in cui si è verificato il più grande disastro nucleare della storia.

Inizialmente, quando Antonia ha iniziato ad ospitare questa ragazzina di 11 anni non pensava all’adozione.

La donna ammette che l’inizio non è stato facile e che la bambina aveva bisogno di molte attenzioni, che voleva stare solo con l’affidataria che chiamava “mamma”, perché nell’istituto bielorusso le persone che si occupano dei piccoli si chiamano così.

Antonia però era più cauta e le ricordava: “e se poi ti sto antipatica? Prima devi essere sicura”.

Col tempo e la pazienza il loro rapporto è migliorato.

“Tra noi si è creato un legame molto forte” ha dichiarato la donna. Così, quest’anno si è recata in Bielorussia per visitare l’istituto dove viveva la bambina e lì è accaduto qualcosa che ha cambiato per sempre la vita di Antonia.

“Me l’ha chiesto lei e ho sentito che era la cosa giusta da fare”.

La ragazzina le aveva chiesto esplicitamente di adottarla.

Mi ha guardata e mi ha detto: “io so che non sono nata dalla tua pancia, ma che c’entra? Da allora mi chiama mamma”.

Antonia, che già aveva iniziato a pensare da madre nei confronti di questa ragazzina, facendosi moltissime domande sul suo benessere e sulla sua crescita, ha deciso di intraprendere un lungo percorso, quello dell’adozione, appunto, dagli esiti molto incerti.

“Non posso più dire quello che voglio: sto attenta perché lei lo recepisce e lo ripete. E non posso più fare quello che voglio: lei lo guarda e lo rifà. Anche quando lei non c’è, perché è sempre nella mia testa” ricorda la donna.

Il processo, culminato con il via libera per l’adozione internazionale per questa signora single dato dal Tribunale dei Minori di Napoli, è stato lungo e costoso.

Le spese possono arrivare fino a 20 mila Euro.

Con il decreto depositato martedì scorso Antonia ha dato mandato a uno dei quattro Enti riconosciuti che seguono le adozioni internazionali in Bielorussia di verificare che la bambina sia formalmente adottabile, poi l’ente comunicherà i dati per l’adozione internazionale italiana che farà richiesta al governo di Minsk.

I tempi lunghi e le incertezze sono incrementate dai cambiamenti in Bielorussia riguardo i bambini orfani, che piano piano vengono trasferiti nelle case famiglia dal momento che questo Paese sta chiudendo gli istituti.

La casa famiglia dove viene ospitata questa piccina, avendo la piena potestà, potrebbe anche decidere di sospendere le visite in Italia.

Sperando che nel frattempo tutto vada per il meglio per Antonia e la bambina, la sua è adozione speciale, dello stesso tipo della stepchild adoption.

Questo vuol dire che viene riconosciuta una tutela parziale rispetto all’adozione piena.

  • il bimbo “acquista”  il genitore
  • ma non entra a far parte della successione famigliare

Quella di Antonia e della figlia adottiva è una grande conquista. Si tratta del secondo decreto su questo tema, nel 2009 c’era stato un primo caso in Sardegna dove Annalisa Dessalvi, dopo 12 anni di battaglie legali, aveva adottato una ragazza bielorussa.

Sempre con l’adozione in casi speciali una donna di Ostia è potuta diventare mamma adottiva di un minore all’estero.

Vi ricordiamo che nelle liste d’attesa internazionali ci sono tanti altri single.

Nella mia esperienza le donne single sono molto motivate, spesso  anche più disponibili delle coppie sposate ad accogliere bambini già grandicelli o con fragilità particolari o storie difficili, che altrimenti rimarrebbero negli orfanotrofi” commenta Marcella De Nigris, avvocatessa che ha seguito questo e altri casi simili.

Noi speriamo che, la storia riportata sul Corriere non rimanga un caso isolato e che altre persone single possano adottare serenamente i tanti bambini abbandonati che hanno diritto a qualcuno che li ami.

Unimamme, voi cosa ne pensate?

Siete favorevoli a questo tipo di adozione?

Noi vi lasciamo con la storia di una neonata con la Sindrome di Down rifiutata da 7 coppie che poi ha trovato un papà.