Famiglia “prigioniera” in casa perché contagiata ma non seguita | FOTO
Famiglia “prigioniera” in casa perché contagiata ma non seguita | FOTO

Famiglia “prigioniera” in casa perché contagiata ma non seguita | FOTO

Una famiglia milanese di 4 persone che ha avuto il coronavirus è “priogioniera” della quarantena, nonostante la fine del lockdown a causa di ritardi e complicazioni burocratiche.

Famiglia prigioniera in casa
Famiglia prigioniera in casa perché contagiata ma non seguita FOTO Universomamma.it

Un padre milanese che si è ammalato di coronavirus ha raccontato la sua personale odissea e quella della sua famiglia che è ancora in quarantena a causa di ritardi, confusione e lungaggini burocratiche.

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Una famiglia in quarantena fino a luglio

Paolo M. è un 50enne milanese, padre di famiglia, con 2 figli di 14 e 12 anni che, a metà marzo, ha avvertito i sintomi del Coronavirus. Ha contattato il medico di base che gli ha prescritto la tachipirina. Nelle successive 2 settimane è rimasto abbandonato, con febbre a 41, mal di testa e perdite di gusto e olfatto. Dopo un po’, con l’aiuto della Tachipirina la febbre gli è scesa a 38,5/39 per poi risalire. Paolo aveva costanti dolori all’intestino, allo stomaco, ai reni. Dopo 2 settimane aveva dolore ai polmoni e così ha deciso di fare, privatamente, una lastra. Gli è stata diagnosticata una polmonite bilaterale interstiziale.

Paolo ha chiamato il pronto soccorso, ma lì non volevano ricoverarlo. L’hanno inviato poi all’ospedale di San Donato dove, di nuovo, ha incontrato difficoltà: non volevano fargli il tampone e volevano rimandarlo a casa. Dopo una seconda lastra e le sue proteste l’hanno ricoverato. L’uomo ha raccontato al Corriere:Resto nel reparto Covid per sei giorni, curato da ottimi medici e infermieri. Il cocktail di farmaci è efficace, ma pesante: due antibiotici molto potenti in contemporanea, due antiretrovirali per la cura dell’Hiv, l’idrossiclorochina anti-malarica, diverse punture al giorno di eparina, oltre a Tachipirina e Tavor di notte per riuscire a dormire, a causa delle urla di dolore e disperazione di altri pazienti e del rumore continuo dei respiratori e dei caschi per l’ossigeno. Dopo sei giorni, torno a casa e mi metto in quarantena. Non mi chiamano per la lastra di controllo e me la faccio di nuovo privatamente. La polmonite è risolta”.

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Al 14° giorno avrebbe dovuto fare i tamponi di controllo che invece gli hanno fatto dopo quasi 28 giorni di quarantena. Nel frattempo i famigliari di Paolo, la moglie e i 2 figli hanno fatto, probabilmente, il Coronavirus, a casa, senza che la loro situazione si aggravasse. Hanno chiesto di inserire i loro nomi nei “casi di contatto stretto con paziente Covid-positivo, con segnalazione all’Ats”.  A questo punto bisogna precisare che si era arrivati intorno al 20 Aprile e tutti i famigliari erano guariti, ma a causa della segnalazione fatta precedentemente erano entrati negli ingranaggi burocratici per cui la guarigione andava accertata.

Il 18 maggio è stato chiamato il figlio adolescente per fare un test sierologico al Fatebenefratelli. Il ragazzo è risultato positivo agli anticorpi. Il 20 è stato chiamato per il primo tampone e così è iniziata la sua quarantena. Da Ats fanno sapere che daranno il risultato entro 2 settimane. Dovrà rimanere isolato fino a inizio giugno e poi dovrà fare un secondo tampone. L’altra figlia invece dovrebbe fare il test sierologico ai primi di giugno, quando il test risulterà positivo, cosa molto probabile, ci sarà una sfasatura rispetto al fratello, una nuova quarantena per tutti. La moglie di Paolo, tra febbraio e marzo ha avuto 12 giorni di febbre. Dopo 2 solleciti la famiglia non ha ancora ricevuto un responso. Anche lei è in attesa di una quarantena in caso di positività al test sierologico. Ecco come conclude Paolo: “quando ho portato mio figlio a fare il test al Fatebenefratelli, mi hanno dato un’informativa che spiegava cosa sarebbe accaduto dopo l’esito. Io ne ero a conoscenza, le altre dozzine di persone in coda con me evidentemente no. Quando hanno compreso che in caso di positività sarebbero entrati nel circuito di quarantene e tamponi, sono fuggiti per ben oltre la metà“.

Attualmente la regione Lombardia sta facendo dei test sierologici a chi sta uscendo dalla quarantena per casi positivi riscontrati, il test però non è obbligatorio e così tanti, non volendo rischiare una nuova quarantena che in tal caso sarebbe obbligatoria e sorvegliata da Ats, preferiscono non rischiare. Stando così le cose potrebbero sfuggire molti asintomatici. Per quanto riguarda il caso di Paolo e la sua famiglia, la fine della loro lunga reclusione dovrebbe essere a luglio, se andrà tutto bene. Unimamme, cosa ne pensate di quanto raccontato?

 

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