“I bambini non sono pacchi”: mamma costretta a portare al lavoro le figlie in dad

Mamma costretta a portare al lavoro le figlie in dad e spiega: “i bambini non sono pacchi da spostare”. La storia.
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Quando la didattica a distanza diventa un problema insormontabile per le mamme che lavorano. Una storia come tante mette in evidenza le difficoltà irrisolte di questa pandemia, con i problemi che vengono scaricati sempre sulle spalle delle famiglie e in primo luogo delle donne.

Le mamme che lavorano vengono messe a dura prova dalle chiusure delle scuole all’ultimo minuto, senza dare alle famiglie alcuna possibilità di organizzarsi. È vero c’è il Coronavirus, che con le nuove varianti è molto contagioso, specialmente nei bambini e ragazzi, c’è la terza ondata che è appena iniziata con gli ospedali già pieni. Anche questa volta, però, si aspetta ad intervenire, quando la situazione è già critica, inseguendo il virus quando i contagi sono già elevati, invece di prendere misure tempestive e soprattutto organizzate.

Le scuole vengono chiuse da un giorno all’altro e i genitori dei bambini più piccoli che devono restare a casa, in didattica a distanza e magari anche seguirli, devono fare i salti mortali. Non hanno i nonni a cui lasciarli e per motivi proprio legati al virus sarebbe bene che i bambini non frequentassero i nonni in questo momento, non hanno permessi dal lavoro, soprattutto i lavoratori della sanità completamente lasciati soli. Anche quando i genitori lavorano a casa in smart working non è possibile stare dietro ai bambini: o si lavora o ci si occupa di loro.

Le baby sitter alla lunga sono costose e spesso i congedi parentali arrivano tardi o sono insufficienti. Oppure mancano del tutto, come è accaduto nei primi mesi dell’anno, quando le scuole sono state chiuse dalle Regioni.

Purtroppo, per le istituzioni è come se le famiglie fossero invisibili. Non si tiene minimamente conto delle loro esigenze e delle loro situazioni. In proposito vi riportiamo la testimonianza di una giovane mamma costretta a portarsi al lavoro le figlie in dad. Ecco la sua storia.


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Mamma costretta a portare al lavoro le figlie in dad

Una giovane mamma non sapendo a chi lasciare le proprie figlie, a causa delle scuole chiuse, è stata costretta a portarle al lavoro con sé. La mamma è un’insegnante precaria e deve fare lezione in presenza per seguire alunni con bisogni educativi speciali.

La donna, che insegna inglese, non può e non vuole rinunciare al proprio lavoro. Dopo una lunga attesa, come accade agli insegnanti precari, aveva ottenuto una supplenza annuale. Un impiego tanto agognato, sebbene con mille difficoltà. L’insegnante, infatti, abita a Mola di Bari ed è stata assegnata a una scuola di Canosa.

Tutte le mattine la donna esce di casa all’alba per raggiungere la scuola dove insegna e tra viaggio di andata e di ritorno trascorre sei ore al giorno sui mezzi pubblici.

Ora, con lei ci sono anche le due figlie di 8 e 11 anni che sono in didattica a distanza, perché le scuole sono state chiuse, ma la mamma non ha nessuno a cui lasciarle. La mamma insegnante, infatti, nonostante la chiusura delle scuole in Puglia, prima da parte del presidente Emiliano e ora in seguito all’ingresso della Regione in zona rossa, deve andare comunque al lavoro, perché insegna a ragazzi con bisogni speciali per i quali continua la didattica in presenza.

La donna è separata, dunque non può contare su un aiuto da parte del marito, che vive all’estero. Una baby sitter l’aiutava già con le bambine, ma non può dare quell’assistenza per tutta la giornata necessaria ora che le scuole sono chiuse e le bambine stanno tutto il giorno a casa.

Una situazione davvero complicata ma che non è rara tra le mamme che lavorano in Italia. Una testimonianza che  stata riportata da Repubblica.


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La conclusione è che la donna non potendo conciliare i suoi tempi di lavoro con l’assistenza e la cura alle figlie, lasciate dalla scuola in didattica a distanza, è stata costretta a portare al lavoro le figlie. Nella scuola dove insegna, la mamma fa lezione in presenza agli alunni con bisogni educativi speciali in un’aula, mentre le sue figlie seguono le lezioni al computer in un’altra aula vuota. Per sua fortuna la donna ha incontrato la disponibilità della sua scuola ad accogliere le due figlie e mettere a disposizione un’aula tutta per loro.

Ho costruito a fatica un equilibrio molto complesso, messo continuamente in crisi dalle ordinanze che creano caos nelle famiglie, ci costringono alle notti insonni nell’incertezza“, ha spiegato la mamma insegnante a Repubblica. La didattica a distanza, ha spiegato, “mi obbligherebbe a lasciare sole le bimbe a casa collegate al pc: un’ipotesi pericolosa e impraticabile, anche perché si tratta di minori. E come me, posso garantirlo, ci sono tantissime famiglie nelle stesse condizioni“.

Ho dovuto portare con me le bimbe al lavoro – ha aggiunto la donna -, perché non posso certamente rinunciare alla supplenza. Per fortuna la scuola in cui insegno è aperta, accogliente e inclusiva. I bambini non sono pacchi da spostare, le mie figlie mi hanno pregata di venire con me e di non essere lasciate sole, e in questo contesto è davvero difficile non fare perdere loro la motivazione“. Ha concluso la mamma.


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Che ne pensate di questa storia unimamme? Conoscete altri casi simili?