L’ossessione dell’intervallo tra le poppate è un pericolo per l’allattamento

Le mamme che desiderano allattare spesso sono messe in difficoltà da cattive informazioni. Emma Picket, una consulente specializzata in allattamento al seno, spiega invece come funziona realmente la produzione del latte materno, e che non può essere guidata da una sveglia.

senza intervalli tra le poppate fissiMolte mamme durante la gravidanza e anche dopo il parto cercano di raccogliere informazioni sui metodi corretti per nutrire il proprio bambino. Una parte di loro sceglierà il metodo naturale di allattamento al seno, l’altra parte, o per propria volontà o perché costretta, si indirizzerà verso l’allattamento artificiale.

Alcune frequenteranno corsi tenuti da specialisti del settore, altre leggeranno libri sulla cura del bambino.

Ma, aldilà delle proprie scelte e convinzioni, siamo sicuri che le informazioni che ricevono le mamme riguardo all’allattamento al seno siano corrette? Quanto le aiutano a superare realmente le proprie difficoltà?

A questi interrogativi ha dato delle spiegazioni molto eloquenti una consulente inglese specializzata in allattamento al seno, Emma Picket, che mette in guardia le neo-mamme, desiderose di allattare al seno i propri piccoli, dai pericoli provenienti da una cattiva informazione e soprattutto da un oggetto veramente dannoso per la loro serenità: l’orologio.

Ecco come Emma esordisce nel suo articolo, riferendosi ad un’errata concezione del tempo e della sua misura durante l’allattamento:

“Qualche volta, in qualche luogo alle neo mamme arriva il messaggio che il lasso di tempo tra una poppata e l’altra abbia una grande importanza. Per 24 ore al giorno. Sembra avere importanza aldilà di ogni logica e ragione. Vedono questo numero magico – 90 minuti, 2 ore, 3 ore – come misura di qualcosa di sacro“.

 Seguire schemi rigidi sull’intervallo tra le poppate non favorisce la produzione di latte

Emma indica quella che può essere una situazione comune in cui una mamma inizia a provare ansia:

“Ci sono mamme sedute a casa, si rilassano e si godono il nido con il loro splendido nuovo bambino. C’è un disco scelto da un cofanetto nel lettore DVD, una tazza di tè in arrivo, una telefonata recente con un amico. L’allattamento al seno sta andando bene. L’aumento di peso è buono. Il bambino è sazio. Ma quando il bambino mostra segnali di fame dopo soli 40 minuti invece che dopo l’auspicata 1 ora e 30 minuti, il loro cuore affonda e sentono come se qualcosa fosse fondamentalmente sbagliato. Si sentono come se non stessero agendo correttamente. Il bambino della loro amica dura più a lungo. Il dubbio inizia a insinuarsi”.

Emma continua interrogandosi sul perché la concezione del tempo di un bambino nel soddisfare i suoi bisogni dovrebbe essere diversa da quella di un adulto:

“Da adulti si afferra una tazza di tè, un bicchiere d’acqua, un dolce, uno snack. Rispondiamo ai nostri bisogni personali e siamo flessibili a seconda dell’ora del giorno, la temperatura, il nostro stato d’animo, i nostri livelli di energia. Molti vanno a letto con un bicchiere di acqua o sorseggiano da una bottiglia durante il giorno. Non conosco nessun adulto che guarda il suo orologio e dice: Solo 30 minuti fino al mio prossimo sorso d’acqua o di menta! Non molto. Al contrario ci aspettiamo che i nostri bambini siano governati da una nozione artificiale del tempo.”

Continua portando l’esempio di una conversazione con una mamma:

“Ho parlato con una neo-mamma la scorsa settimana che era perfettamente felice della sua routine di allattamento, ma si chiedeva se avesse dovuto iniziare ad allungare gli intervalli del suo bambino perche ‘questo è quello che si fa’. Quando le ho spiegato che non era necessario, ha detto che era più che felice di andare avanti come era abituata”.

Ma da dove vengono queste idee? Come è possibile che si diffonda una cattiva informazione?

Esse non provengono da chi ha un minimo di formazione sull’allattamento al seno, né da corsi prenatali con professionisti dell’allattamento, né da libri scritti da quelli addestrati per sostenere l’allattamento al seno.

Secondo Emma ecco le fonti:

“Vengono da libri popolari di cura del bambino, da parenti e colleghi. Sembrano provenire da un equivoco fondamentale della scienza del seno e della produzione di latte materno. Spesso le idee vengono dalla metà del 20 ° secolo, basate soprattutto sulle norme dell’alimentazione con la formula e della pseudo-scienza. E questo è tutto incredibilmente pericoloso”.

Continua poi illustrando le errate credenze sull’allattamento al seno:

“Ci sono ancora persone là fuori, circondate da allattamento al seno, che credono che un bambino che si alimenta dopo un intervallo di 4 ore invece che di 3 ore prenda più latte. Ci sono persone che credono che è necessario aspettare e tenere un bambino in attesa per consentire ai tuoi seni di ricaricarsi. Ci sono persone che credono che quando un bambino vuole tornare al seno dopo solo un’ora questo rifletta un ‘problema‘ e, forse, la madre ha anche un problema di alimentazione”.

E ‘spaventoso ed estremamente frustrante che i messaggi di base su come funziona la produzione di latte non raggiungono le persone che ne hanno bisogno. In realtà se le mamme fossero informate correttamente su come i loro seni producono latte si eviterebbero molti problemi.

Quindi la domanda che si pone Emma, ma che dovremmo porci tutti è la seguente:

“Che cosa è normale?”

Secondo Emma molte cose possono essere normali durante l’allattamento al seno. Vediamole insieme.

Firma: Francesca Peluso

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