“Bonding”, ovvero attaccamento genitori e figli: le “7 B” perché sia efficace

Secondo la teoria dell’attaccamento genitoriale del dott. Sears ci sono 7 suggerimenti che iniziano con la B per sviluppare un buon legame coi figli fin da subito.

attaccamento genitoriale

Quando viene al mondo un figlio tutti i genitori si chiedono come fare per educarlo, crescerlo e accoglierlo nel mondo nel modo più amorevole possibile perché inizi fin da subito a sentirsi amato e protetto evitando traumi inutili, ma anzi iniziando sin da subito ad infondergli la sicurezza emotiva necessaria a fare di lui un bambino sereno e in seguito un adulto autonomo.

Ci sono molte teorie che indagano l’argomento dei metodi educativi e oggi ci soffermiamo sulla teoria dell’Attaccamento Genitoriale, in inglese “Attachment Parentings”, teoria elaborata dal dott. D. Sears e che prevede che siano presenti nel rapporto tra il bimbo e i genitori le famose “7 B“.

Attaccamento genitoriale: le 7 B per un attaccamento felice e sereno

Vediamole bene insieme.

  • Birth bonding: ovvero, letteralmente, legame dalla nascita, questa prima “B”  sta a significare che sin dai primi momenti successivi alla nascita i due genitori devono stare il più possibile a contatto con il bimbo per aiutare e anzi stimolare l’attaccamento affettivo del bebè e,  dal punto di vista della mamma, per aiutarla ad entrare in contatto con il bimbo sviluppando le proprie capacità istintive di accudimento
  • Breastfeeding ovvero l’ allattamento inteso come qualcosa che va oltre l’accezione di “nutrimento” ma comporta lo sviluppo della relazione madre figlio, dandovi indicazioni su come sia il vostro bebè, quando è sazio, quando inizia ad avere fame; serve alla mamma per rilasciare ossitocina e prolattina e risistemare i livelli ormonali. Anche se la mamma non può allattare è possibile per lei privilegiare comunque il contatto fisico con il bambino proprio “pelle a pelle” o cercare di essere attiva nella relazione al momento della pappa, parlando con il bimbo e cercando un contatto.
  • Babywearing ovvero portare il piccolo nella fascia. Questo permette non solo al bambino di stare in uno stato di quiete-allerta che è uno stato in cui riescono ad imparare molto. Inoltre la vicinanza con il corpo del genitore aiuta entrambi a diventare familiari l’uno con l’altro.
  • Bedding close to baby cioè dormire vicino al bimbo. Questo può anche voler dire fare co sleeping, ma al di là di questo, l’importante è che il momento del sonno per il bambino sia sin da subito  sereno, vicino ai genitori e che lo faccia sentire al sicuro.
  • Belief in the language value of your baby’s cry ovvero dare valore al pianto dei vostri bimbi. Questa affermazione parte dal presupposto che il pianto del vostro bambino si manifesta perchè lui ha un bisogno e lo esprime così. Il pianto per i neonati è l’ unica forma di comunicazione e nel momento in cui si impara ad ascoltarlo si inizia anche ad acquisire fiducia nelle proprie capacità di comprendere quale sia il bisogno attivando una comunicazione sensibile con il bimbo e risolvendo il momento di difficoltà.
  • Beware of baby trainers cioè attenzione agli “addestratori di bambini” ovvero  a tutti coloro che si esprimono dando consigli su cosa fare o non fare con il vostro bambino ovvero sul cercare di essere più severi e di imporgli una disciplina sin da piccolissimo, cercando di applicare dei rigidi schemi educativi.  Ascoltate pure i pareri di tutti ma ricordate che non dovete diventare esperte di bambini ma dovete cercare il più possibile di conoscere il vostro e fidarvi del vostro istinto per soddisfare i suoi bisogni. Tutti i metodi educativi troppo rigidi implicano  che il genitore guadagni sin da subito una “distanza” con il proprio bebè e questo rende assai difficile comprendere come sia il vostro e a rispondere a quanto sia necessario per lui.
  • Balance ovvero equilibrio. L’attaccamento genitoriale non significa crescere il proprio figlio in modo indulgente, significa imparare da lui quali siano i suoi bisogni e nel tempo comprenderli e distinguerli da ciò che invece non è necessario e che è solo un ” capriccio”. In questo modo  imparerete  a dire “no” alle “voglie” ma accontenterete le sue reali necessità. Questo vostro comportamento rispettoso e di ascolto verso di lui lo aiuterà ad applicare lo stesso criterio di ascolto e rispetto nel rapporto con se stesso.

Ovviamente in questo approccio sono coinvolti anche i padri che a loro volta sono chiamati a “leggere” i segnali mandati dal proprio bimbo e a prevenirne i bisogni riuscendo  ad occuparsi di lui attivando il proprio  “ascolto istintivo”

E voi unimamme, alla luce di queste informazioni, che cosa ne pensate di questa teoria? Voi che tipo di genitori siete?

Firma: Gioia Salvatori

Notizie Correlate

Commenta